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SVIZZERA

Rimoldi di Mass-Voll condannato per diffamazione

l presidente di Mass-Voll dovrà risarcire la famiglia Wiesmann dopo il post diffamatorio pubblicato il giorno della sua morte.
Imago
Fonte ATS
Rimoldi di Mass-Voll condannato per diffamazione
l presidente di Mass-Voll dovrà risarcire la famiglia Wiesmann dopo il post diffamatorio pubblicato il giorno della sua morte.

FRAUENFELD - Nicolas Rimoldi, presidente dell'associazione "no vax" Mass-Voll, è stato riconosciuto in prima istanza colpevole di diffamazione. In un post su X, nel giorno della morte della consigliera di Stato turgoviese Sonja Wiesmann (PS), Rimoldi la definiva "assassina".

Sonja Wiesmann è morta il 23 gennaio 2025 all'età di 58 anni per un'emorragia polmonare. Era in carica da appena 8 mesi ed era a capo del Dipartimento di giustizia e sicurezza. Quello stesso giorno Rimoldi scrisse sulla piattaforma X: "Un'assassina in meno. Mi dispiace che non sarà mai giudicata da a un tribunale per il crimine del coronavirus".

Una diffamazione "che rasenta la calunnia", ha affermato il giudice unico motivando la sentenza. "Simili insinuazioni non hanno nulla a che vedere con la sfera pubblica".

Annunciato ricorso in appello - Il Tribunale distrettuale ha inflitto al 31enne una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da 50 franchi, sospesa con la condizionale per un periodo di prova di quattro anni. In base alla sentenza, Rimoldi dovrà inoltre sobbarcarsi 2080 franchi di spese processuali, a cui si aggiungono 1670 franchi a titolo di risarcimento per le due figlie della defunta consigliera di Stato.

Subito dopo l'annuncio della sentenza, l'avvocato di Nicolas Rimoldi ha dichiarato a Keystone-ATS che presenterà ricorso in appello.

In apertura del dibattimento, Rimoldi ha dichiarato di non aver scritto lui stesso il post e di non poter quindi venir condannato per qualcosa che non ha commesso. Pur ammettendo di aver incaricato un collaboratore di scrivere il post, ha sostenuto l'imputato, senza peraltro rivelare chi l'avesse effettivamente redatto.

Internet non sia uno spazio fuorilegge - Le due figlie di Sonja Wiesmann hanno preso parte al processo in qualità di accusatrici private. Il loro avvocato ha rimproverato a Nicolas Rimoldi di voler scaricare la colpa su terzi. Il fatto che qualcun altro abbia scritto il post è evidentemente un pretesto per difendersi. Lo dimostra il fatto nasconde il nome dell'autore.

Definire qualcuno assassino il giorno della sua morte improvvisa non è solo di cattivo gusto e irrispettoso. È risaputo che la defunta consigliera di Stato non è mai stata condannata per assassinio. Motivo per cui, l'avvocato ha chiesto al tribunale una condanna per calunnia.

Il legale ha ricordato a questo proposito le varie condanne definitive inflitte a Rimoldi per ripetute coercizioni e impedimento di atti dell'autorità. La sue clienti non mirano alla punizione, ma a ristabilire la dignità della madre. Internet non deve diventare uno spazio fuorilegge in cui si può affermare di non aver scritto personalmente un post sul proprio account. "Non si può sfuggire così facilmente alla giustizia", ha detto l'avvocato.

Diversi precedenti - Nella sua presa di posizione finale, Rimoldi si è presentato come vittima degli ambienti politici di sinistra che lo avrebbero trascinato in tribunale per "metterlo a tacere". Ha persino definito il procedimento in corso un "processo farsa".

L'imputato è comparso davanti al Tribunale distrettuale perché ha fatto opposizione a un precedente decreto d'accusa del Ministero pubblico turgoviese.

Il 31enne ha diversi precedenti penali. All'inizio di gennaio, il Tribunale federale ha ad esempio confermato un precedente condanna per coazione e altri reati, per aver bloccato nel 2021 il traffico stradale durante manifestazioni non autorizzate dei "no-vax".

A metà febbraio, nonostante la revoca dell'autorizzazione, Nicolas Rimoldi ha organizzato una manifestazione a San Gallo, alla quale hanno preso parte numerosi membri del gruppo di estrema destra "Junge Tat".

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