Serve un nuovo metodo per prevedere il fabbisogno idrico

Nuove strategie di previsione idrica puntano a ridurre i rischi legati ai cambiamenti climatici.
LOSANNA - Mentre la Svizzera è alle prese con ondate di caldo sempre più frequenti, un nuovo studio condotto dal Politecnico federale di Losanna (EPFL) richiama l'attenzione su una sfida destinata ad assumere un'importanza crescente nei prossimi anni: prevedere quanta acqua servirà in futuro all'agricoltura.
Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications Earth and Environment, i modelli climatici oggi utilizzati possono fornire risultati assai divergenti tra loro, rendendo più complessa la pianificazione delle risorse idriche. Gli autori propongono quindi di avvalersi di un nuovo metodo per valutare l'affidabilità delle proiezioni e offrire a politici e agli agricoltori strumenti più solidi per affrontare un clima sempre più estremo e incerto.
Guidato da Sara Bonetti, professoressa assistente presso il Laboratorio di idrologia e geomorfologia dell'EPFL, il gruppo di ricerca ha confrontato diversi modelli climatici e idrologici globali per misurare quanto divergano le rispettive stime. I risultati evidenziano differenze significative a seconda del modello e degli indicatori adottati, come il water footprint (impronta idrica), che mostra il consumo di acqua dolce da parte della popolazione per produrre beni e servizi.
Lo studio mostra che, entro la fine del secolo, le stime relative alla cosiddetta "acqua verde" - ossia l'acqua piovana trattenuta dal terreno e utilizzata naturalmente dalle colture - potrebbero differire fino al 18% tra un modello e l'altro.
Le discrepanze diventano ancora più marcate per l'"acqua blu", vale a dire l'acqua prelevata da fiumi, laghi e falde sotterranee e impiegata per l'irrigazione: in questo caso la variazione può raggiungere il 51%.
Ancora più elevata è l'incertezza riguardo alla sostenibilità della risorsa idrica, cioè alla capacità di corsi d'acqua e falde di rigenerarsi naturalmente. A seconda dello scenario considerato, le differenze tra le proiezioni possono oscillare addirittura fra il 250% e il 451%.
Secondo Bonetti, basare la pianificazione su un unico modello climatico rappresenta una pratica ancora diffusa, ma potenzialmente problematica.
Una sottostima del fabbisogno idrico potrebbe infatti provocare carenze d'acqua per l'irrigazione proprio nei periodi più critici, mentre una sovrastima rischierebbe di favorire uno sfruttamento eccessivo della risorsa.
La questione riguarda non solo l'agricoltura. Le stesse riserve d'acqua sono infatti indispensabili anche per la produzione di energia idroelettrica, l'approvvigionamento di acqua potabile e la tutela degli ecosistemi. Errori nelle previsioni della domanda agricola possono quindi ripercuotersi su molteplici settori.
Per questo motivo, sottolinea la ricercatrice, la pianificazione delle risorse idriche dovrebbe essere sufficientemente robusta da adattarsi a un'ampia gamma di possibili scenari climatici e idrologici.
Sebbene lo studio abbia una portata globale, le sue conclusioni interessano direttamente anche la Svizzera, dove estati sempre più calde e secche dovrebbero aumentare il ricorso all'irrigazione.
Il territorio elvetico rappresenta inoltre uno dei contesti più difficili da modellizzare. La presenza delle Alpi, il progressivo scioglimento dei ghiacciai e i cambiamenti del manto nevoso influenzano profondamente il ciclo dell'acqua e aumentano l'incertezza delle previsioni.
Per affrontare questa complessità, il team dell'EPFL sta quindi sviluppando modelli regionali più dettagliati, capaci di considerare anche lo stato di salute dei suoli e gli effetti delle pratiche di irrigazione e fertilizzazione sulle rese agricole.
L'obiettivo è fornire a istituzioni e agricoltori strumenti più precisi per pianificare l'uso dell'acqua e rendere il settore più resiliente di fronte agli effetti del cambiamento climatico, una sfida che le sempre più frequenti ondate di calore rendono ogni anno più concreta.



