Niente piatti vegani in carcere: la CEDU condanna la Svizzera

Il caso riguarda due detenuti che si trovavano in detenzione preventiva in un carcere ginevrino. Per i giudici di Strasburgo il veganismo rientra nella libertà di coscienza tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
STRASBURGO - La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato la Svizzera per aver violato la libertà di pensiero e di coscienza di due militanti antispecisti ai quali non era stato garantito un regime alimentare completamente vegano durante la detenzione.
I fatti riguardano due persone arrestate per aver partecipato ad azioni di danneggiamento di beni. Uno dei due è rimasto in detenzione preventiva per quasi un anno nel carcere ginevrino di Champ-Dollon, mentre l'altro è stato ricoverato per due mesi in un ospedale psichiatrico.
Entrambi avevano chiesto di poter seguire un'alimentazione rigorosamente vegana, richiesta che non è stata accolta dalle autorità. Di conseguenza hanno portato il caso davanti alla Corte di Strasburgo, denunciando una violazione dell'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Nella sua sentenza, la CEDU ha dato loro ragione, stabilendo che il veganismo, inteso come convinzione etica sincera e coerente, rientra nella protezione garantita dalla libertà di coscienza. La Confederazione avrebbe quindi dovuto assicurare un'alimentazione conforme a tali principi sia in carcere sia durante il ricovero.



