Cicatrici dopo il trapianto: cosa è cambiato con le tecniche moderne

Tra i timori che frenano chi pensa a un trapianto, la cicatrice è quasi sempre in cima alla lista. È una paura comprensibile, ma in gran parte legata a un’immagine del passato che le tecniche di oggi hanno superato. Con i metodi moderni il tema delle cicatrici si pone in modo molto diverso rispetto a un tempo, ed è giusto sapere come stanno davvero le cose prima di rinunciare a una soluzione per un’idea sbagliata.
La cicatrice della vecchia tecnica FUT
Il timore nasce dalla FUT, la tecnica storica, che prevede il prelievo di un’intera striscia di cuoio capelluto dalla zona donatrice della nuca. Questo metodo lascia inevitabilmente una cicatrice lineare, che corre da un lato all’altro della testa e costringe a tenere i capelli abbastanza lunghi per nasconderla. È l’immagine che ancora oggi moltissime persone associano automaticamente al trapianto di capelli, ed è la ragione principale di tante esitazioni e di tanti rinvii.
Cosa cambia con le tecniche moderne
Le tecniche attuali, la FUE e la sua evoluzione DHI, hanno cambiato completamente lo scenario. I follicoli vengono estratti uno a uno con un micro-punch, senza asportare alcuna striscia di pelle. Al posto della cicatrice lineare restano soltanto minuscoli segni puntiformi, distribuiti in modo uniforme sulla zona donatrice, che una volta guariti si confondono tra i capelli e risultano invisibili a occhio nudo. È proprio questo che permette, dopo un trapianto moderno, di portare i capelli corti senza che nulla tradisca l’intervento, restituendo grande libertà nella scelta del taglio.
Cosa resta da sapere
Dire che non resta alcun segno sarebbe scorretto: i micro-segni esistono, semplicemente non si vedono a guarigione avvenuta in condizioni normali. C’è però un aspetto che dipende interamente dall’esecuzione: un prelievo eccessivo o mal distribuito può diradare la zona donatrice e renderla disomogenea, lasciando aree visibilmente più rade. È un rischio reale, che non riguarda la tecnica in sé ma il modo in cui viene utilizzata, ed è giusto conoscerlo per fare domande mirate prima di scegliere dove operarsi.
Il ruolo di chi esegue l’intervento
Ne consegue che la differenza, sul fronte cicatrici, la fa soprattutto l’esperienza di chi opera. Una zona donatrice prelevata con criterio, rispettando densità ed equilibrio, guarisce bene e resta naturale anche con i capelli cortissimi; una gestita con leggerezza può lasciare tracce visibili anche utilizzando le tecniche più avanzate. Affidarsi a un centro specializzato e a mani esperte è quindi la vera garanzia contro le cicatrici, molto più della singola sigla della tecnica.
Alla Clinica del Capello, il Centro Tricologico di Lugano, trovi l’unica realtà in Ticino che dispone di tutte le soluzioni per la caduta dei capelli, e che valuta ogni caso per indicare la tecnica più adatta e il risultato più pulito possibile.
Per sapere quale tecnica garantisce il miglior risultato nel tuo caso serve una valutazione professionale. La prima consulenza tricologica con Raffaele Grillo è gratuita, dal valore di 250 CHF: prenotala al +41 91 228 08 54 o scrivi a info@laclinicadelcapello.ch.
Un approfondimento giornalistico
L'importanza dell'esperienza nella scelta della clinica e dell'équipe medica è stata raccontata anche dalla Radiotelevisione Svizzera (RSI), che ha seguito Raffaele Grillo a Istanbul durante un intervento di trapianto di capelli, documentando tutte le fasi del percorso: dalla valutazione iniziale all'intervento, fino al rientro del paziente.
Il reportage offre uno sguardo concreto su come viene organizzato un trapianto moderno e sugli aspetti che fanno realmente la differenza nella qualità del risultato.
Guarda il servizio della RSI: https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Dal-Ticino-alla-Turchia-per-rifarsi-la-chioma--2005705.html
A cura di Raffaele Grillo, tricologo e fondatore de La Clinica del Capello, Centro Tricologico Ticino, Lugano. www.laclinicadelcapello.ch







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