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Un referendum cantonale per difendere il salario minimo cantonale?

La richiesta avanzata da Pronzini e Sergi mira a salvaguardare l’autonomia cantonale e a contrastare il rischio di salari inferiori per i lavoratori ticinesi.
Un referendum cantonale per difendere il salario minimo cantonale?
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Un referendum cantonale per difendere il salario minimo cantonale?
La richiesta avanzata da Pronzini e Sergi mira a salvaguardare l’autonomia cantonale e a contrastare il rischio di salari inferiori per i lavoratori ticinesi.

BELLINZONA - Arriva da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi (MPS-Indipendenti) la domanda di referendum cantonale contro la modifica della Legge federale sul conferimento del carattere obbligatorio generale ai contratti collettivi di lavoro, approvata dal Parlamento il 19 giugno 2026.

Al centro della contestazione vi è la possibilità, introdotta dalla revisione, di rendere obbligatori salari minimi previsti dai contratti collettivi «anche quando risultano inferiori a quelli stabiliti dalla legislazione cantonale».

Secondo i promotori, la modifica rischia di mettere in discussione una scelta democratica compiuta dal Cantone Ticino con l’introduzione del salario minimo. Una soglia che, pur oggetto di critiche e richieste di adeguamento, rappresenta comunque «un limite al di sotto del quale le retribuzioni non dovrebbero scendere». La nuova norma federale, sostengono, aprirebbe invece la strada a deroghe che finirebbero per svuotare di efficacia questo strumento.

MPS-Indipendenti ribadisce di aver sempre giudicato insufficiente il livello del salario minimo cantonale, ritenuto inadeguato a contrastare il rischio di povertà lavorativa. Tuttavia, questa posizione non giustifica, a loro avviso, un ulteriore indebolimento delle tutele esistenti. Al contrario, la necessità indicata è quella di rafforzare i minimi salariali, tenendo conto del costo della vita in Ticino.

Il tema - viene precisato - assume particolare rilevanza nel contesto ticinese, caratterizzato da una forte pressione sul mercato del lavoro legata alla posizione di frontiera, con fenomeni di dumping salariale e concorrenza al ribasso. In questo quadro, l’eventuale possibilità di applicare salari inferiori a quelli cantonali viene vista come un fattore di «ulteriore vulnerabilità per i lavoratori».

I promotori precisano che la critica non è rivolta ai contratti collettivi in quanto tali, considerati strumenti potenzialmente utili quando migliorano le condizioni salariali e sociali. Il problema, sottolineano, emerge quando questi accordi diventano un mezzo per «introdurre condizioni peggiorative rispetto a quelle già garantite da una legge cantonale».

Con il referendum l'MPS intende quindi «difendere» il principio secondo cui «una decisione democratica adottata da un Cantone non può essere neutralizzata attraverso una modifica della legislativa federale». Pronzini e Sergi invitano il Gran Consiglio a chiedere che la revisione sia sottoposta al voto popolare, affinché sia il corpo elettorale svizzero a esprimersi su una misura che, a loro giudizio, rischia di incidere sulle tutele salariali e sull’autonomia cantonale.

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