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Sete, sudore e stanchezza, «ma si stringe i denti e si va avanti»

Sono tanti i ticinesi che lavorano quotidianamente sotto il sole e che da settimane sono ostaggio della morsa della canicola. Ecco cosa ci hanno raccontato alcuni di loro.
Sete, sudore e stanchezza, «ma si stringe i denti e si va avanti»
Tipress (simbolica)
Sete, sudore e stanchezza, «ma si stringe i denti e si va avanti»
Sono tanti i ticinesi che lavorano quotidianamente sotto il sole e che da settimane sono ostaggio della morsa della canicola. Ecco cosa ci hanno raccontato alcuni di loro.

BELLINZONA - Caldo da squagliarsi. Nell’ultimo mese in Ticino le temperature sono arrivate a toccare i 37 gradi. E sia nelle case che negli uffici l’aria condizionata sta facendo da padrona. C’è però anche chi non può contare su questo sollievo: i lavoratori che operano all’aperto, in particolar modo sui cantieri. Noi ne abbiamo intervistati tre.

Milan Pantic, un 37enne della Riviera, fa il muratore ed è nell'edilizia da 15 anni. «Le maggiori difficoltà nel lavorare con la canicola sono la sete e il sudore. La stanchezza, poi, sale già nel pomeriggio e al rientro a casa risulta molto più forte del normale».

Questo nonostante gli orari di lavoro siano stati adattati. «Siamo operativi dalle 6 alle 14 o dalle 6 alle 15, a dipendenza delle pause e dal cantiere. Iniziare prima sicuramente aiuta».

Non c'è ombra? «Ce la costruiamo»
Le aree ombreggiate possono poi dare qualche minuto di sollievo. «Non sempre sono presenti, ma in quel caso cerchiamo di crearle noi, realizzando piccole tettoie o servendoci di teloni». 

Caschi e pantaloni lunghi
Ma c'è anche il discorso dei dispositivi di protezione come caschi, guanti e indumenti vari. «Spesso aumentano la sensazione di calore, e risulta più difficile portarli, ma sono necessari per garantire la sicurezza», dice il 37enne. «Con il tempo devo dire che comunque ci si abitua, anche se alcuni fanno più fatica di altri, soprattutto con pantaloni lunghi e indumenti pesanti. Per l’estate, in ogni caso, l’azienda per cui lavoro ci fornisce dei pantaloni più fini e traspiranti, e con quelli sicuramente va meglio». 

«Non si può fermare tutto»
Rispetto alla possibilità di fermare i cantieri oltre a una certa soglia di temperature, come proposto dall'Unia, Milan si dice però dubbioso. «Alla fine il lavoro va fatto. Si può adattare qualcosa, ma non fermare tutto…se no i cantieri non avanzano più. Si stringe i denti e si va avanti». 

Eppure i malesseri ci sono. «Ho visto persone stare male, sì, soprattutto l’anno scorso su un cantiere autostradale, ma non ci sono mai stati veri e propri svenimenti o casi gravi. Però devo dire che se ne sente parlare». 

«Tra il calore dell'asfalto e il vapore dei rulli, sembra di stare in una sauna»
E parlando di strade il pensiero va subito a chi ci lavora costantemente a contatto. Tra loro c’è anche la 21enne del Bellinzonese Irem Top, l’unica asfaltatrice donna in Ticino.

«È difficile sopportare il caldo, soprattutto quando lavoriamo con l’asfalto», spiega. «Tra il calore dell’asfalto e il vapore che si crea con i rulli sembra davvero di essere in una sauna, e lavorare in queste condizioni è molto faticoso».

Anche per lei, in questo periodo, le giornate iniziano molto presto. «Lavoriamo dalle 6 alle 14 con una pausa di mezz’ora. Se il caldo diventa particolarmente intenso, quando è possibile ci fermiamo qualche minuto all’ombra per recuperare». 

La sicurezza prima di tutto
«L’azienda ci fornisce gratuitamente l’acqua, un copricollo per proteggerci dal sole e pantaloni da lavoro con aperture di ventilazione che aiutano a sopportare meglio il calore», specifica. «Per motivi di sicurezza, invece, non possiamo indossare i pantaloncini». 

E proprio parlando di sicurezza, Irem sottolinea che i dispositivi di protezione vengono indossati come da copione e che le norme vengono rispettate alla lettera.

Riguardo alle proposte lanciate dall’Unia, intanto, si dice cautamente favorevole. «Vietare il lavoro all’esterno oltre i 33 gradi? Detto così direi di sì, però già ci hanno tolto le ore di lavoro quando piove…e queste quando le recuperiamo? Per le professioni ritenute indispensabili, invece, i momenti alternati di lavoro e pausa mi sembrano una buona idea…poi è tutto da vedere, va valutato nella pratica se è davvero funzionale». 

«In ufficio con l'aria condizionata? No, preferisco i lavori manuali»
Certo, uno potrebbe dire: ma durante le ondate di calore il pensiero non va a lavori meno faticosi, con aria condizionata e condizioni più comode? «In generale preferisco i lavori manuali e per ora sto bene nella mia posizione», spiega Irem. «In futuro la mia intenzione è quella di fare la patente dei macchinari e quelli più nuovi dispongono di aria condizionata…ma alla fine quando si è finito con quelli bisogna comunque scendere e fare il resto». 

Insomma, gira e rigira, sui cantieri dal calore non si scappa. Ed è così anche per un 32enne del Bellinzonese che opera come montatore di ponteggi. «Le maggiori difficoltà sono chiaramente la sete e la stanchezza che si fa sentire più velocemente». Anche lui, però, durante le ondate di calore lavora tra le 6 e le 14. 

Indossare casco e indumenti adeguati può risultare «faticoso», riconosce, «ma si rispettano sempre le direttive». 

«Quando fa caldo non ci mettono fretta»
Per quanto riguarda le zone ombreggiate, il giovane spiega che nel concreto non sempre sono presenti, ma che quando fa molto caldo «non si mette fretta agli operai e si lascia margine per effettuare piccole pause per idratarsi». 

Nonostante ciò, qualche giramento di testa, di questi tempi, non è una rarità. «È successo anche a me, per questo è importantissimo idratarsi almeno ogni ora. Non ho però visto nessun malore vero e proprio fortunatamente». 

«Proposta esagerata. Così non lavora più nessuno»
Rispetto alle proposte dell'Unia, infine, il 32enne non si dice convinto. «Mettere uno stop ai lavori all’esterno sopra i 33 gradi mi sembra esagerato, perché a quel punto a luglio non lavorerebbe più nessuno. E così diventa difficile». 

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