Caldo da paura: «In alcune fabbriche ticinesi è un continuo via vai di ambulanze»

La canicola non si ferma. E il sindacato Unia denuncia varie situazioni diventate ormai insostenibili in ambito lavorativo. «Si moltiplicano i malori. Ma le aziende continuano a pensare a soldi e produttività».
La canicola non si ferma. E il sindacato Unia denuncia varie situazioni diventate ormai insostenibili in ambito lavorativo. «Si moltiplicano i malori. Ma le aziende continuano a pensare a soldi e produttività».
BELLINZONA - «In queste settimane in un ristorante del Sottoceneri il personale di cucina lavorava con oltre 45 gradi. E il datore di lavoro si rifiutava di accendere l'aria condizionata perché la riteneva troppo costosa...era arrivato a dire ai dipendenti che se la volevano in funzione ognuno doveva versargli 50 franchi al mese».
È solo uno, questo, dei casi shock presentati oggi dal sindacato Unia, in una conferenza stampa svoltasi a Bellinzona, riguardo alle condizioni lavorative riscontrate nelle ultime settimane in Ticino con il prolungarsi e l'intensificarsi della canicola.
«37 gradi e in cantiere oggi si lavora a pieno regime»
E per l'occasione l'incontro stampa si è tenuto proprio sotto il sole cocente. «Abbiamo voluto radunarvi qui proprio per ricordare che oggi, con una canicola di grado 3 e temperature di 37 gradi, in un cantiere si lavora in maniera regolare. Ditemi voi se è possibile», ha esordito Giangiorgio Gargantini, Segretario regionale di Unia Ticino. «Io sono qui da venti minuti a parlare, senza fare alcuna attività fisica, e già mi sto sciogliendo».
«Servono norme vincolanti»
Gargantini ha quindi spiegato che il problema della canicola impatta ormai fortemente molteplici ambiti professionali, dai cantieri all'industria fino al settore terziario. E le raccomandazioni della Suva e le regolamentazioni a livello di contratto collettivo non bastano più.
«Servono delle misure che siano vincolanti, norme obbligatorie, controlli efficaci e sanzioni per le imprese che non rispettano queste regole».
«Continui malori e un via vai di ambulanze»
Nel settore secondario, ad esempio, sono emerse situazioni alquanto allarmanti. «La canicola non è problematica solo quando si lavora sotto la stecca del sole», ha evidenziato Vincenzo Cicero, responsabile del Settore Industria Unia Ticino. «Nelle aziende metalmeccaniche vengono continuamente utilizzati i forni, e nelle aziende tessili la stiratura emana un vapore rovente. E nei periodi di canicola è diventato normale, in alcune fabbriche del Mendrisiotto, avere un avanti e indietro di ambulanze per i continui malori dei dipendenti».
«Lavori pesanti, durante la canicola, anche per le donne incinte»
Cicero ha quindi spiegato che il sindacato è intervenuto settimana scorsa in un'azienda tessile «per chiedere che almeno le donne incinte venissero esonerate dai lavori pesanti durante la canicola. Siamo a questo livello».
Nel settore terziario, intanto, le cose non vanno meglio. «La situazione nelle cucine dei ristoranti è difficile e aumentano i casi di malori», spiega Chiara Landi, responsabile del settore terziario di Unia Ticino. «Abbiamo ricevuto segnalazioni anche da grandi magazzini con impianti di climatizzazione guasti da tempo e temperature interne tra i 32 e i 34 gradi».
Un altro esempio riguarda gli addetti alla sicurezza stradale, che lavorano sotto il sole per molte ore, spesso senza pause, acqua o zone d’ombra. «Le condizioni sono simili a quelle degli operai edili ma con meno tutele. Servono più turnazioni, pause frequenti e strutture come tettoie per poter lavorare protetti dal sole».
«Gira tutto intorno ai soldi»
«Stiamo parlando di temperature e di caldo ma fondamentalmente stiamo ancora una volta parlando di soldi», aggiunge Gargantini. «La preoccupazione dei vertici aziendali è quella delle ore perse, della diminuzione della produttività e quindi, ancora una volta, il confronto è sempre lo stesso: la protezione della salute contro i guadagni»,
Incontro urgente con il Cantone
Unia ha quindi chiesto un incontro urgente con il Cantone, che è già stato fissato per settimana prossima. «Incontreremo l'Ispettorato del lavoro, il direttore della Divisione dell'economia Stefano Rizzi e la Suva. Dall'autorità ci aspettiamo una presa di coscienza politica», ha detto Gargantini.
Nel concreto, Unia vuole che il Cantone introduca delle vere e proprie norme legali e intende proporre una formula analoga a quella già adottata in Canton Ginevra. «Lì hanno decretato la chiusura di tutte le attività lavorative all'esterno oltre una certa temperatura. Per le attività risultate indispensabili sono invece stati previsti momenti alternati di lavoro e di pausa, che si possono realizzare ad esempio raddoppiando le squadre di lavoro».
«Noi in Ticino possiamo fare lo stesso. Sopra i 33 gradi all'esterno non si lavora: questo è quanto vorremmo proporre. Ma è tutto ancora da discutere, evidentemente», conclude il trio di Unia Ticino.





