Valanga di critiche per Cassis e il Consiglio federale...e ci si mette anche Roger Federer

Il Consiglio federale vuole ridurre in maniera drastica la cooperazione internazionale allo sviluppo. Ma per qualcuno la Svizzera pensa troppo al lato "glamour" dell'aiuto umanitario.
BERNA - È un appello che è stato sottoscritto da ben 27 fondazioni svizzere di un certo peso, tra cui quelle dell'amatissimo Roger Federer e di colossi come Zurich e Swiss Re, quello che è arrivato recentemente al Consiglio federale. E nella lettera vengono criticati i piani del Governo riguardo al drastico taglio dei fondi per la cooperazione alla sviluppo.
Concretamente si tratta di fondi che aiutano i Paesi più poveri a svilupparsi a lungo termine finanziando progetti legati a scuole, ospedali, accesso all'acqua potabile, sostegno all'agricoltura, rafforzamento delle istituzioni, lotta alla corruzione,....
E, stando al Tages Anzeiger, nella presa di posizione in questione viene sottolineato che c'è in gioco la credibilità della Svizzera in quest'ambito.
I tagli
A fine giugno, in particolare, Berna ha annunciato che la Svizzera si ritirerà completamente dal Sud America e da altri Paesi come Ghana e Sudafrica. In questo modo dal 2027 verranno risparmiati 20 milioni di franchi all’anno e verranno soppressi 100 posti di lavoro.
Berna punta così a ottenere più risorse per l'aiuto umanitario in situazioni di emergenza. Dopo catastrofi come terremoti o a causa di guerre, negli ultimi cinque anni il Consiglio federale ha infatti dovuto chiedere fondi supplementari al Parlamento per ben 13 volte, e si vuole evitare che questo avvenga nuovamente. Questo andrebbe però a scapito degli aiuti più generici e volti al sostegno a lungo termine.
«Essere solidali non vuole dire essere presenti ovunque»
Interpellato dai media, il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha difeso la scelta del Consiglio federale spiegando che «essere solidali non vuol dire essere presenti ovunque» e che anche altri Paesi come Stati Uniti, Francia o Germania hanno ridotto i fondi per il sostegno a lungo termine, distinto dall’aiuto umanitario d’emergenza.
Anche in Parlamento, però, è emerso un certo malcontento. «Ho appreso tutto dai media», afferma Carlo Sommaruga, presidente della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati. «Si ha l’impressione che il consigliere federale liberale-radicale Cassis stia accelerando per ridimensionare la cooperazione internazionale anche oltre il suo mandato». La Commissione si è nel frattempo riunita e «auspica» di essere consultata dal Consiglio federale sulla questione, aggiunge.
Una Svizzera che pensa troppo all'immagine
L’ex ministra degli Esteri Micheline Calmy-Rey, dal canto suo, ha dichiarato al quotidiano zurighese che oggi la Svizzera sembra puntare più che altro alla dimensione "glamour" dell'aiuto umanitario. E allude al ruolo ricoperto dalla Svizzera in molte occasioni, tra cui il recente vertice al Bürgenstock per la sottoscrizione della pace tra Stati Uniti e Iran. «Questa diplomazia dell’ospitalità costa molto e porta pochi risultati», afferma, precisando che l'aiuto allo sviluppo è meno visibile e meno “glamour” rispetto all’aiuto umanitario, ma contribuisce nel lungo periodo alla sicurezza globale.
Intanto, però, la destra gioisce. Da anni l'UDC critica l'impiego di risorse verso la cooperazione allo sviluppo e si è sempre dichiarato favorevole a forti tagli, così come anche buona parte del PLR.



