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NEPAL/SVIZZERA

Dieci volte più grande della frana a Blatten

Secondo l'esperto, l’assenza di sistemi di allerta tempestiva ha aggravato le conseguenze di quanto accaduto tra Nepal e Tibet.
Dieci volte più grande della frana a Blatten
AFP
A sx la frana a Blatten; a dx quella tra Nepal e Tibet.
Dieci volte più grande della frana a Blatten
Secondo l'esperto, l’assenza di sistemi di allerta tempestiva ha aggravato le conseguenze di quanto accaduto tra Nepal e Tibet.

La portata della catastrofe che ha colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet, a seguito di una violenta colata di detriti, si sta delineando solo gradualmente. Le autorità cinesi parlano ormai di oltre mille dispersi, mentre anche in Nepal si contano centinaia di persone scomparse, tra cui numerosi turisti. Finora si registrano più di 160 vittime e oltre 1300 dispersi, ma il bilancio è destinato ad aumentare.

Il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero al momento non dispone di informazioni su vittime svizzere.

Interpellato dalla SRF, Christian Huggel - professore di Ambiente e Clima all’Università di Zurigo - ha analizzato l’evento utilizzando immagini satellitari. Secondo le sue valutazioni, la catastrofe può essere resa più comprensibile attraverso un confronto con la Svizzera: la frana che ha originato la colata sarebbe stata almeno dieci volte più grande di quella avvenuta a Blatten l’anno scorso.

Huggel si è detto scioccato di fronte alle immagini provenienti dal Nepal, sottolineando la potenza delle colate e delle inondazioni che hanno travolto la valle. L’ipotesi attuale è che l’origine della catastrofe sia da attribuire a una gigantesca frana che ha trascinato con sé grandi quantità di ghiaccio e parte di un ghiacciaio, generando così la devastante colata.

Il professore è coinvolto in un progetto internazionale, promosso dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), finalizzato allo sviluppo di un sistema di allerta precoce nella regione himalayana. L’obiettivo è rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici in Nepal e migliorare la gestione dei rischi legati ai disastri naturali, con particolare attenzione all’area dell’Everest. Una delle priorità è la pianificazione di sistemi di allarme tempestivo, la cui assenza o mancato funzionamento ha avuto conseguenze tragiche nell’evento attuale. Huggel sottolinea che solo una stretta collaborazione tra scienza, tecnologia, istituzioni, autorità e popolazione può prevenire simili tragedie in futuro.

Per sviluppare un efficace sistema di allerta, è fondamentale comprendere a fondo i processi naturali coinvolti. Nel caso specifico, si tratta di straripamento di laghi glaciali, fenomeno particolarmente diffuso nell’Himalaya e potenzialmente in grado di provocare inondazioni devastanti. A questi rischi si aggiungono le piene monsoniche, le valanghe di roccia e ghiaccio e i grandi colamenti detritici, tutti eventi amplificati dalla conformazione ripida e dall’elevato dislivello della regione.

La recente colata ha lasciato una scia di distruzione per oltre 100 chilometri, una distanza paragonabile a quella tra Blatten e il Lago di Ginevra. Per riconoscere tempestivamente i pericoli, sono necessari strumenti adeguati e una stretta collaborazione con le autorità e le comunità locali, affinché la popolazione sappia come e quando mettersi in salvo.

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