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«I video degli abusi tornano a perseguitarmi»

Il ritardo nelle decisioni istituzionali e la paura della diffusione dei filmati segnano la battaglia di Paula e della madre per giustizia e protezione.
«I video degli abusi tornano a perseguitarmi»
Tamedia/20Minuten
Fonte TAGES-ANZEIGER
«I video degli abusi tornano a perseguitarmi»
Il ritardo nelle decisioni istituzionali e la paura della diffusione dei filmati segnano la battaglia di Paula e della madre per giustizia e protezione.

UNTERSIGGENTHAL (AG) - Altri video potrebbero documentare gli abusi sessuali subiti quando era minorenne. A Untersiggenthal, nel Canton Argovia, il caso dell'ex granconsigliere Patrick Frei, accusato di averla narcotizzata e violentata, torna a tormentare Paula L., 19 anni. «Ogni volta che cerco di risollevarmi, questi filmati tornano a perseguitarmi», racconta al Tages-Anzeiger, che tre mesi fa aveva portato alla luce la vicenda. Gli inquirenti hanno infatti scoperto nuovi supporti informatici, il cui contenuto deve ancora essere chiarito.

Sedata e ripetutamente stuprata
L'indagato è un ex granconsigliere argoviese di 58 anni, accusato di aver ripetutamente narcotizzato la ragazza nella propria abitazione per abusare sessualmente di lei e filmare gli episodi. Gli investigatori avevano già sequestrato video che documentano oltre 40 episodi. L'uomo avrebbe abusato anche della madre della giovane e di un'altra vittima. È stato incriminato per diversi reati, tra cui stupri ripetuti e tentato omicidio. Le accuse sono in parte contestate.

Per le due donne, intervistate dal Tages-Anzeiger, le difficoltà non sono finite: devono fare i conti con i commenti ostili online e l'incertezza sulle nuove prove. Ma non sono mancati la solidarietà e gli aiuti concreti. Per Paula si è aperta la prospettiva di uno stage come estetista, mentre una donna si è offerta di dare lezioni di tedesco alla madre.

Le decisioni dei tribunali a favore delle donne
Sul fronte istituzionale, il Tribunale amministrativo argoviese ha annullato la revoca dei permessi di soggiorno delle due donne, che rischiavano di essere allontanate dalla Svizzera. È stato inoltre riconosciuto loro il diritto alle normali prestazioni dell'assistenza sociale, anziché al più limitato aiuto d'urgenza. Gli importi non versati saranno corrisposti retroattivamente. Anche il procedimento penale contro Iwona, la madre di Paula, inizialmente accusata di aver ingannato le autorità attraverso un rapporto di lavoro fittizio, dovrebbe essere archiviato.

Restano però interrogativi sulla gestione del caso. Il Dipartimento argoviese della sanità e della socialità ha deciso sul ricorso relativo all'assistenza sociale soltanto nel luglio 2026, benché la questione fosse già stata esaminata nell'agosto 2025. I giuristi cantonali hanno ammesso che il caso avrebbe dovuto essere trattato con priorità, escludendo tuttavia che il ritardo costituisse una violazione della legge. Nel frattempo, madre e figlia hanno ricevuto per tre anni prestazioni insufficienti.

Le ripercussioni politiche
La vicenda ha avuto anche ripercussioni politiche. A Berna, la socialista Samira Marti chiede di trarre insegnamenti dal caso e rafforzare la protezione delle vittime di violenza con uno statuto di soggiorno precario. In Argovia sono stati presentati sei atti parlamentari e il Cantone ha annunciato un'indagine esterna.

«Per noi è troppo tardi, ma voglio che la situazione migliori per chi vivrà qualcosa di simile», afferma Iwona. La battaglia legale, tuttavia, non è ancora conclusa. La donna denuncia inoltre che non si sia tenuto conto delle esigenze di protezione della figlia, all'epoca minorenne, e non esclude la necessità di rivedere le norme.

A tormentare Paula è soprattutto l'incertezza sulla sorte dei filmati: teme che siano stati venduti e che qualcuno, da qualche parte, li stia ancora guardando.

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