«Il CdS blocchi e incameri i ristorni dei frontalieri»

La Lega dei Ticinesi parla di «schiaffo al Ticino», dopo lo stop di Berna alla revisione della perequazione finanziaria.
BELLINZONA - In un comunicato stampa, la Lega dei Ticinesi si dice sconcertata per «il rifiuto da parte del Consiglio federale di modificare l'ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale almeno fino al 2030».
Secondo il partito, l'attuale modalità di calcolo penalizzerebbe infatti il Ticino, che «risulta più ricco di quanto non sia in realtà».
«Il Consiglio federale - continua la nota stampa - è consapevole del problema e della vistosa iniquità, eppure continua ad allungare i tempi per non affrontarlo, dimostrandosi così ostaggio di quei Cantoni che approfittano del sistema attuale, e pertanto non hanno alcun interesse al cambiamento, in quanto vedrebbero ridursi le proprie, eccessive, fette di torta».
Secondo la Lega, il rischio, oltre a quello di un rinvio di altri quattro anni, è «la prospettiva che nel 2030 il Dipartimento Federale delle Finanze a gestione PLR deciderà di prolungare ulteriormente la situazione attuale».
Nel testo diffuso alla stampa si chiede poi cosa intenda il Consiglio di Stato, quando sulla decisione del Consiglio federale afferma di voler "intraprendere ulteriori passi che saranno comunicati nelle prossime settimane".
Posto infine che per il partito il «principale fattore di penalizzazione del Ticino è costituito dai frontalieri», ci si aspetta che il CdS decida per «il blocco e l'incameramento dei ristorni dei frontalieri (che ormai ammontano a 120 milioni di franchi all'anno)».
Decisione, che per la Lega dei Ticinesi, sarebbe «coerente con la violazione contrattuale dell'Italia tramite la "tassa sulla salute"». E se Berna non volesse «incrinare i rapporti con Roma», allora che paghi «con fondi propri», perché - conclude il comunicato: «senza un gesto forte di natura finanziaria, la situazione attuale non cambierà nemmeno nel 2030».



