Cerca e trova immobili
LORENZO QUADRI

È ora di tornare a governare l’immigrazione

Lorenzo Quadri, consigliere nazionale
Lorenzo quadri
Fonte LORENZO QUADRI
È ora di tornare a governare l’immigrazione
Lorenzo Quadri, consigliere nazionale

A corto di argomenti, il fronte favorevole all’immigrazione incontrollata continua a screditare l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti”. Tra le critiche più bislacche vi è quella secondo cui il limite dei 10 milioni sarebbe soltanto uno slogan. In realtà, dieci milioni rappresentano una soglia concreta e misurabile. E, a ben vedere, persino generosa. Solo nel 2012, infatti, gran parte della classe politica riteneva che una Svizzera di 8 milioni di abitanti avesse già raggiunto i propri limiti. Oggi, invece, sembra che qualsiasi aumento della popolazione venga considerato inevitabile, se non addirittura auspicabile.

L’idea che il calo delle nascite debba essere compensato attraverso un’immigrazione sempre crescente viene ormai presentata come una necessità. Questo processo si chiama “sostituzione etnica”, e dovrebbe essere una teoria complottista di destra. Invece il centro-sinistra intende farne una realtà. Una politica fondata sull’aumento della popolazione solleva interrogativi evidenti: sulla capacità d’integrazione, sulla pressione esercitata sulle infrastrutture, sul mercato dell’alloggio, su quello del lavoro, sulla criminalità d’importazione, sui trasporti, sulla coesione sociale, sul consumo di risorse naturali, sul fabbisogno energetico, eccetera eccetera.

Anche altri Paesi europei stanno iniziando a interrogarsi su questi temi. In Francia, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha recentemente proposto una moratoria sull’immigrazione, sostenendo che il Paese abbia raggiunto il limite delle proprie capacità di integrazione. Si tratta di una presa di posizione significativa, soprattutto considerando che la pressione migratoria subita dalla Svizzera, in proporzione alla popolazione, è doppia di quella francese.

Un altro aspetto riguarda i ricongiungimenti familiari. Che, nel caso l’accordo di sottomissione a Bruxelles dovesse venire approvato dalle urne, verrebbero estesi ad oltranza a seguito della direttiva europea sulla cittadinanza. Un solo cittadino UE naturalizzato potrebbe trasferirsi in Svizzera e far arrivare qui interi clan familiari dall’Africa o dal Medio Oriente. E in diversi Stati dell’Unione europea, le naturalizzazioni di massa sono una realtà. La Germania, ad esempio, ogni anno batte un nuovo record. Le nazionalità più rappresentate tra i neo-cittadini tedeschi sono quella siriana e turca.

Non sorprende che l’iniziativa “No ad una Svizzera da 10 milioni” incontri l’opposizione di numerose lobby. Tra queste spiccano i sindacati, che vedono nell’immigrazione e nella libera circolazione una fonte di nuovi affiliati e quindi di ulteriori entrate. Oltre che uno strumento per mantenere in vita un complesso apparato di controlli e misure accompagnatorie che frutta centinaia di milioni di franchi ogni anno.

La questione è sempre la stessa: chi deve decidere quante e quali persone possono stabilirsi in Svizzera? Le autorità elvetiche, sulla base degli interessi del Paese, oppure entità sovranazionali prive di qualsiasi legittimità democratica?

L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” non propone di azzerare l’immigrazione. Chiede semplicemente di riportarla entro limiti sostenibili e compatibili con le capacità del Paese. In altre parole, di tornare a governare un fenomeno che oggi è solo subìto. E se persino la Francia, Stato membro UE, vuole limiti e contingenti, non si vede perché la Svizzera non dovrebbe fare altrettanto.

Lorenzo Quadri, consigliere nazionale

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE