Il Ticino non può vivere di cemento

di Elio Del Biaggio
BELLINZONA - Da troppo tempo – ormai da decenni – in Ticino si continua a confondere la crescita con il numero di cantieri aperti. La salute dell'economia sembra essere misurata dal numero di gru che dominano il paesaggio, quasi che il cemento rappresenti, di per sé, un indicatore di prosperità e sviluppo: costruire non significa necessariamente progredire. Al contrario, quando l'edilizia diventa il principale motore dell'economia di un territorio, il rischio è quello di alimentare una crescita fragile, squilibrata e, sotto molti aspetti, irreversibile.
Il settore della costruzione è certamente importante: genera occupazione, crea indotto, contribuisce al prodotto interno lordo e risponde a bisogni reali. Questo, nessuno lo mette in discussione: il problema nasce però quando diventa l'unica leva sulla quale si continua a puntare, quasi fosse la sola strada possibile per sostenere l'economia cantonale.
In Ticino si è spesso avuta la sensazione che si costruisse perché era possibile farlo, non perché fosse davvero necessario. Quartieri che crescono senza un'identità, palazzi che sorgono uno accanto all'altro, superfici verdi che scompaiono, terreni edificabili sfruttati fino all'ultimo metro quadrato disponibile. Una logica che troppo spesso sembra privilegiare il rendimento immediato rispetto all'interesse collettivo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio progressivamente frammentato, un paesaggio che perde la propria unicità, traffico sempre più intenso, infrastrutture insufficienti e servizi pubblici che rincorrono una crescita già avvenuta invece di anticiparla.
Una pianificazione seria dovrebbe seguire un principio semplice: prima si progettano le infrastrutture, poi, se necessario, si costruisce. Prima le strade, i trasporti pubblici, le scuole, gli asili, gli ospedali, le reti idriche, energetiche e digitali. Solo successivamente si autorizza un'espansione edilizia coerente con la capacità del territorio di sostenerla.
In molti Paesi questo rappresenta il normale ordine delle cose, mentre in Ticino, troppo spesso, sembra accadere l'esatto contrario. Si costruisce prima e ci si accorge dopo che le strade sono congestionate, i parcheggi insufficienti, i servizi sovraccarichi e la qualità di vita in progressivo peggioramento: si rincorrono continuamente le emergenze invece di prevenirle.
A tutto questo si aggiunge un altro elemento che merita una riflessione: una parte significativa dell'espansione immobiliare viene giustificata dalla crescita della popolazione. Ma una crescita demografica, da sola, non garantisce sviluppo economico. Se non è accompagnata dalla creazione di occupazione qualificata, da imprese innovative, da ricerca, da tecnologia e da investimenti ad alto valore aggiunto, rischia semplicemente di aumentare la domanda di abitazioni e di servizi senza generare una ricchezza proporzionata.
L'economia di un territorio prospera grazie alla produttività, all'innovazione, alle competenze e alla capacità di attrarre imprese competitive. Sono questi i fattori che generano salari più elevati, entrate fiscali solide e opportunità per le nuove generazioni, non il semplice numero di appartamenti costruiti ogni anno.
L'edilizia dovrebbe essere una conseguenza della crescita economica, non il suo motore principale: si costruisce perché un territorio cresce in modo sano e sostenibile, non si può pensare di far crescere un territorio semplicemente continuando a costruire.
Nel frattempo, il mercato immobiliare continua spesso ad alimentare una spirale speculativa. Si edifica nella convinzione che ogni nuovo residente rappresenti automaticamente un'opportunità economica, quando in realtà il valore di una crescita demografica dipende soprattutto dalla qualità del capitale umano, dalla partecipazione al mercato del lavoro e dal contributo fiscale e sociale che essa è in grado di generare.
Naturalmente, non ogni progetto edilizio è frutto di speculazione e non ogni intervento è privo di utilità. Esistono investitori seri, imprese responsabili e opere indispensabili: sarebbe ingiusto fare di tutta l'erba un fascio. Tuttavia, quando il territorio viene progressivamente consumato senza una visione di lungo periodo, il sospetto che prevalgano interessi di breve termine diventa difficile da ignorare.
Il Ticino possiede un patrimonio paesaggistico, ambientale e turistico straordinario. È una delle poche regioni svizzere capaci di offrire un'identità mediterranea all'interno di un sistema economico tra i più solidi al mondo. Questo patrimonio dovrebbe essere valorizzato con lungimiranza, non sacrificato a favore di una continua espansione edilizia.
Ogni metro quadrato edificato è una scelta irreversibile e ogni autorizzazione concessa modifica il volto del Cantone per decenni. Per questo motivo la pianificazione del territorio dovrebbe essere uno degli esercizi più rigorosi e responsabili della politica, non il terreno sul quale prevalgono interessi particolari o logiche speculative.
Il vero sviluppo non si misura dal numero di gru all'orizzonte: si misura dalla qualità della vita, dall'efficienza delle infrastrutture, dalla competitività delle imprese, dalla tutela del paesaggio, dalla capacità di trattenere i giovani, di attrarre talenti e di creare valore duraturo.
Il Ticino ha bisogno di un'economia più diversificata, più innovativa e meno dipendente dal mattone. Perché, se il cemento può costruire edifici, non basta, da solo, a costruire il futuro di un territorio.
di Elio Del Biaggio



