«La Svizzera non ha bisogno di una nuova neutralità, ha bisogno di questa neutralità»

Il Consiglio Federale prende parola da Berna riguardo all'Iniziativa sulla neutralità che andremo a votare il prossimo 27 settembre. L'invito dell'Esecutivo è quello di votare “no”.
BERNA - Votare “no” all'Iniziativa sulla neutralità voluta dall'UDC e sulla quale il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi il prossimo 27 settembre. È questa la posizione del Consiglio federale, espressa per voce di Ignazio Cassis, in conferenza stampa da Berna.
La neutralità iscritta nella Costituzione
L'iniziativa, promossa da Pro Svizzera e appoggiata dall'UDC, chiede di iscrivere nella Costituzione una definizione di neutralità, esigendo che Berna non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro la Svizzera.
Il testo vuole che la Confederazione rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, a meno che non vengano decise dall'ONU, al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.
Una proposta eccessivamente rigida
Stando all'Esecutivo, che oggi lancia ufficialmente la sua campagna in vista del voto (i promotori del testo sono scesi in campo già lo scorso 4 di agosto), parte delle richieste contenute nell'iniziativa «corrispondono già alla prassi attuale».
Il rischio è quindi che la “nuova neutralità” finisca per risultare problematica a causa della sua rigidità: «Non ci permetterebbe di valutare caso per caso i futuri ipotetici conflitti», ha spiegato Cassis.
«La neutralità svizzera ha avuto successo non perché sia stata rigida, ma perché è stata applicata con saggezza e responsabilità. È proprio la capacità di rispondere in modo adeguato alle nuove esigenze che l'ha resa così forte», ha aggiunto.
In conclusione: «La Svizzera non ha bisogno di una nuova neutralità, ha bisogno di questa neutralità, che ha mostrato il suo valore per generazioni».
La preoccupazione di una Svizzera isolata
L'iniziativa per la neutralità si collega - anche in parte dichiaratamente - alla precedente “No a una Svizzera da 10 milioni!” per la sua volontà centripeta di tagliare i ponti con Bruxelles (e non solo).
Per Berna, questo, è un problema: «Il rischio è quello di lanciare un chiaro segnale isolazionista», ha commentato invece il Segretario di Stato per la Sicurezza Markus Mäder, «e in uno scenario come quello globale, è l'ultima cosa di cui la Confederazione ha bisogno».
Inoltre, in quanto piccolo Stato, la Svizzera ha bisogno di cooperare con i propri partner in materia di difesa: «L'attuale neutralità non permette alla Svizzera di partecipare a un'alleanza - diciamo - come quella della NATO ma permette di coordinarci con essa, ed effettuare esercitazioni militari congiunte. Passasse l'iniziativa, non sarebbe più così».
Gli elettori sono ancora incerti
Il 31 luglio scorso, secondo un primo sondaggio di YouGov Svizzera, non emergeva ancora una tendenza chiara in merito a questo oggetto. Se il voto si fosse tenuto il giorno della pubblicazione dell'inchiesta, l'iniziativa sulla neutralità avrebbe ottenuto il 40% di sì contro il 38% di no. Circa il 22% degli intervistati, tuttavia, non era ancora in grado o non voleva prendere posizione.
Il sondaggio aveva messo in evidenza anche differenze a seconda delle regioni linguistiche e delle preferenze partitiche. L'iniziativa sulla neutralità raccoglieva più consensi nella Svizzera romanda e in Ticino che nella Svizzera tedesca. Non sorprende che sia ampiamente sostenuta dall'elettorato dell'UDC, mentre quello dei Verdi la respinge a maggioranza.
Il sondaggio era stato condotto online tra il 15 e il 27 luglio su un campione di 1'229 persone rappresentative della popolazione svizzera avente diritto di voto.



