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Sono centinaia, sepolti nei cassetti

Gli atti pendenti in Gran Consiglio sono oltre 740. E alcuni sono fermi da più di vent'anni. Il presidente del Parlamento Fabio Schnellmann: «Stiamo valutando la possibilità di attuare delle modifiche»
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Sono centinaia, sepolti nei cassetti
Gli atti pendenti in Gran Consiglio sono oltre 740. E alcuni sono fermi da più di vent'anni. Il presidente del Parlamento Fabio Schnellmann: «Stiamo valutando la possibilità di attuare delle modifiche»

BELLINZONA - «Priva di oggetto e superata dagli eventi? Se discutiamo oggi una mozione nel 2020, è probabile che qualche evento sia passato...».

Lo dice con sarcasmo, nella seduta del Gran Consiglio dello scorso 11 giugno, il deputato dell’MPS Pino Sergi. Si riferisce al documento presentato cinque anni prima, a novembre 2020, in piena pandemia. La richiesta era di «dotare tutte le dipendenti e i dipendenti cantonali (docenti compresi) di mascherine lavabili, in stoffa», quindi meno inquinanti. Ma, la mozione è stata trattata nel 2025. In ritardo, insomma, di qualche anno sugli eventi.

Un caso emblematico, ma non l'unico. Anche l'ultima sessione di Gran Consiglio, terminata solo pochi giorni fa, è stata teatro di un acceso scambio, questa volta però centrato sulla questione delle interpellanze che restano «parcheggiate» (troppo) a lungo in attesa di risposte. Da una parte sempre Sergi, dall'altra il consigliere di Stato Claudio Zali e in mezzo a loro, due atti parlamentari, riguardanti il cosiddetto "caso Ermani" e le dimissioni dell'ex presidente del Tribunale penale cantonale, una datata al gennaio 2025 e l'altra al settembre 2024. «Credo che già le date siano significative di un problema che abbiamo in questo Gran Consiglio», ha sottolineato il deputato dell'MPS.

Atti pendenti, i cassetti sono pieni
Cifre alla mano, sono parecchi gli atti parlamentari pendenti, nei cassetti da tempo e in attesa di approdare in aula. Ben 744. Nello specifico, si tratta di 257 iniziative parlamentari (177 elaborate e 80 generiche), 240 mozioni, 202 interrogazioni, 21 iniziative cantonali, 20 petizioni e 4 interpellanze.

Ci sono addirittura atti parlamentari risalenti a oltre venti anni fa. A settembre del 2005, per esempio, Giuseppe “Bill” Arigoni presentava una mozione per l’allestimento di un piano d’utilizzazione cantonale per il comparto a lago a Melano. Il granconsigliere socialista è venuto a mancare a febbraio del 2010, travolto a Magliaso mentre attraversava sulle strisce. Il documento è stato poi ripreso da Ivo Durisch (PS), ma non è ancora arrivato in aula. Sua coetanea, stesso mese e stesso anno, è la mozione non evasa per "razionalizzare le deduzioni fiscali nella legge tributaria in modo da non favorire i redditi alti", oggi ripresa da Claudia Zanini Barzaghi. Tra le firme che la siglarono, oltre a quella di Raoul Ghisletta, oggi municipale a Lugano, ci sono quelle di Marina Carobbio Guscetti, che oggi siede in Consiglio di Stato, e di Manuele Bertoli, che ha nel frattempo lasciato Palazzo delle Orsoline dopo tre legislature (2011-2023) in governo.

Anche Franco Celio, scomparso lo scorso dicembre e per quasi un ventennio in Parlamento tra le fila del PLR, è morto prima di avere una risposta in aula alle proprie iniziative. Nel 2018, il parlamentare, insieme ad altri cofirmatari, chiedeva di calcolare i costi, nelle loro totalità, delle nuove officine FFS e proponeva (iniziativa poi ripresa da Omar Terraneo) di «estendere alle altre valli del Cantone le garanzie sulle strade date alla Valle Verzasca» e di rivedere il sistema delle tassazioni sulle residenze secondarie. Anche queste, giacciono negli affollati cassetti del legislativo ticinese.

Modifiche in vista?
«È vero, sono parecchi gli atti che non rispettano i tempi. Ci sono giunte anche alcune sollecitazioni - commenta il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, in Parlamento dal 2011 - ci siamo chinati sul tema proprio durante l’ultimo incontro dell’Ufficio presidenziale. Stiamo valutando la possibilità di attuare delle modifiche, quantomeno su quegli atti per i quali è lo stesso iniziativista o interrogante a sollecitare una risposta». È bene sottolineare come la legge preveda già dei termini entro i quali rispondere agli atti parlamentari. «Noi non possiamo fare altro - conclude Schnellmann - che richiamare le commissioni competenti, alle quali gli atti sono stati assegnati, affinché operino nel rispetto dei termini di legge».

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