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Frontalieri: l'idea di versare meno ristorni all'Italia

È quello che pensa il consigliere di Stato Christian Vitta, secondo cui sono cambiati gli scenari dopo l'introduzione della "tassa sulla salute" voluta dal Governo italiano
Foto Tipress
Fonte Cdt
Frontalieri: l'idea di versare meno ristorni all'Italia
È quello che pensa il consigliere di Stato Christian Vitta, secondo cui sono cambiati gli scenari dopo l'introduzione della "tassa sulla salute" voluta dal Governo italiano

BELLINZONA - Con l'introduzione della "tassa della salute" sono cambiate le condizioni che regolavano l'accordo tra Italia e Svizzera sull'imposizione ai frontalieri e dunque la Confederazione dovrebbe rivedere al ribasso la quota dei ristorni da versare al vicino Belpaese.

È quello che pensa il consigliere di Stato Christian Vitta, che in un'intervista concessa al Corriere del Ticino indica ciò che a suo avviso dovrebbero fare a Berna alla luce dei nuovi scenari fiscali previsti per i lavoratori di confine.

«Il ristorno è riconosciuto perché dal lato italiano non viene prelevata alcuna imposta sui frontalieri - ha dichiarato Vitta - ora, con l’introduzione di una nuova imposta in Italia, come appunto questa “tassa sulla salute”, verrebbe meno uno dei presupposti dell’accordo». Così, è la deduzione del consigliere di Stato, stando così le cose «la Svizzera deve far valere gli elementi tecnici e giuridici che possono portare a una decurtazione dei ristorni».

La questione ha a che fare con il fatto che i vecchi frontalieri sono assoggettati al vecchio regime e questa eccezione impositiva - alla luce dei nuovi accordi fiscali e al "balzello" impositivo voluto dalla Lega di Salvini che Vitta considera a tutti gli effetti un'imposta - genererebbe la necessità di rivedere la quota dei ristorni che andrebbero versati all'Italia. Dal solo Canton Ticino, prendono la via delle casse italiane «oltre 100 milioni di franchi annui».

La questione dei ristorni è solo una delle "lamentale" del governo ticinese espresse tramite una missiva e fatta recapitare a Berna: le altre riguardano anche le ricadute negative di alcuni provvedimenti adottati da Roma e che penalizzerebbero - rispetto ad altri Paesi europei - ad esempio le esportazioni svizzere di macchinari, esportazioni che non prevedono incentivi fiscali come per i membri UE. Da Bellinzona inoltre è stata fatta rilevare «l’inaccettabile ingerenza politica italiana nel sistema giudiziario svizzero in relazione ai tragici eventi di Crans-Montana».

Insomma, il clima politico tra Italia e Svizzera sembra rispecchiare quello tipico dei "giorni della merla".

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