Zuffa a sinistra per il film su Maidan

L'MPS è contrario alla proiezione nelle forme attualmente previste, il Partito Comunista parla di ingerenze di «governo straniero e una comunità immigrata»
BELLINZONA - La politica ticinese non è rimasta indifferente all'annuncio della proiezione del documentario "Maidan, la strada verso la guerra" prevista per domani, martedì 17 marzo, nell'ambito delle giornate autogestite presso il Liceo di Bellinzona. Un paio d'ore dopo la pubblicazione della notizia sono arrivate le prese di posizione del Movimento per il Socialismo (MPS) e del Partito Comunista.
Il film in questione è lo stesso che fu annunciato a Muralto lo scorso mese di gennaio, ma la proiezione non ebbe luogo dopo che il Municipio decise di revocare l'autorizzazione.
A far scattare le polemiche, in quell'occasione e ancora oggi, è la produzione del documentario nell'ambito del circuito mediatico di Russia Today. "Maidan, la strada verso la guerra" propone una lettura degli eventi che l'MPS giudica «fortemente controversa e ampiamente contestata da gran parte della comunità accademica e giornalistica internazionale» e, in particolare, attribuisce alle proteste di Maidan la responsabilità principale della "operazione militare speciale" lanciata quattro anni fa dalla Russia. Secondo il Partito Comunista, invece, quella in questione è «una pellicola utile per comprendere il contesto storico, a partire dal golpe del 2014, dal quale è poi purtroppo scaturita la guerra».
«Basta interferenze dell’ambasciata ucraina: cosa insegnare nelle scuole ticinesi non lo decide Zelensky!» è il titolo del comunicato diramato dal Partito Comunista, nel quale si attribuisce il tentativo di annullamento della proiezione bellinzonese a «individui intolleranti sostenuti dall'ambasciata ucraina a Berna». Il tema spacca i due movimenti di sinistra: l'MPS non considera il relatore, Davide Rossi, in possesso di particolari competenze accademiche per contestualizzare il film nel contesto dei rapporti tra Russia e Ucraina. «In queste condizioni è difficile immaginare che la discussione successiva alla proiezione possa svilupparsi secondo criteri di reale confronto critico. Vi è piuttosto il rischio concreto che l’iniziativa si trasformi in un momento di sostanziale legittimazione di una lettura fortemente parziale e politicamente orientata del conflitto, senza che agli studenti vengano offerti strumenti adeguati per confrontarla con interpretazioni diverse e con il dibattito storiografico e geopolitico esistente».
Al centro di tutto c'è l'autonomia e lo spazio d'iniziativa tipico delle giornate autogestite. Autonomia che «non può prescindere dai principi che dovrebbero sempre guidare le attività svolte all’interno di un’istituzione scolastica, in particolare quando si affrontano temi complessi e drammaticamente attuali come la guerra in Ucraina. In un contesto educativo, la presentazione di contenuti controversi richiede infatti condizioni minime di pluralismo, di competenza e di confronto tra punti di vista differenti». Secondo il Partito Comunista, invece, il tentativo di bloccare la proiezione rappresenta «un grave affronto alla libertà di insegnamento e di apprendimento che, a nostra memoria, mai era accaduto prima d’ora nella ormai trentennale storia delle Giornate Culturali Autogestite».
L'MPS si rivolge alla direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti, e le chiede d'intervenire affinché la proiezione non abbia luogo nelle modalità previste. «L’assenza di un contraddittorio qualificato rischia invece di esporre gli studenti a un messaggio a senso unico, trasformando un’occasione che potrebbe essere di approfondimento e di formazione critica in un momento di propaganda». Qualora si decidesse di mantenerla, la richiesta è che sia accompagnata dalla presenza di esperti qualificati e portatori di prospettive diverse, «in modo da garantire un dibattito realmente pluralistico e coerente con la funzione educativa della scuola pubblica». Il Partito Comunista esprime invece solidarietà agli studenti «che, con impegno, promuovono e organizzano centinaia di attività culturali e di dibattito democratico su tre giorni e che non meritano polemiche e ricatti di questo genere. Apprezziamo anche la professionalità dimostrata dalla Direzione del Liceo Cantonale di Bellinzona che, riconoscendo il ruolo della scuola nel promuovere il pluralismo delle opinioni, delle letture storiografiche e lo sviluppo del pensiero critico, ha giustamente rifiutato di censurare l’attività come richiesto con arroganza da individui della comunità ucraina».



