Dalle risse alla Pensilina. Lugano «è sicura», ma sempre più giovani col coltello in tasca

Lo conferma anche il bilancio d'attività 2025 della Polizia comunale. Il comandante Roberto Torrente: «Risultato che vogliamo preservare, non possiamo permetterci di leggerlo come un punto di arrivo»
LUGANO - Non è solo una mera questione di classifica. Perché sì, Lugano, per il decimo anno consecutivo, si è confermata la città polo più sicura della Svizzera. Ma a contare, e molto, è la sicurezza percepita. «Quella della signora che la sera attraversa la piazza, di un commerciante che alla mattina apre il negozio. O di un giovane che torna a casa dopo un concerto». È un punto su cui un «soddisfatto», e pure un po' emozionato, comandante Roberto Torrente ─ oggi alla sua ultima conferenza stampa al vertice della Polizia della Città di Lugano - si è subito soffermato, presentando il bilancio d'attività del corpo cittadino nel 2025.
Nonostante il gradino più alto del podio, Torrente parla di una situazione in chiaroscuro. «Siamo ancora la città col minore numero di reati, ma la situazione sta peggiorando». E andando al di là delle cifre, una tendenza che emerge, in primis a livello nazionale, è quella di un calo del volume di reati a cui però corrisponde un aumento della gravità degli stessi. E per quanto riguarda la città, un confronto diretto con il 2024 mostra una crescita della cosiddetta «componente violenta. Quindi c'è movimento, c'è nervosismo nel mondo del "sottobosco" che si muove a Lugano». I recenti fatti avvenuti alla Pensilina Botta ne sono un chiaro promemoria.
Dove bisogna fare di più?
Cosa funziona, quindi, e dove, invece, bisogna fare di più? Nella prima categoria trovano posto il calo dei reati contro il patrimonio, con lo smantellamento sulla fascia di confine di diversi gruppi dediti ai furti con scasso e la riduzione dei casi di truffa operati contro gli anziani, in particolare da falsi nipoti e falsi poliziotti. Le famose "telefonate shock".
Nella seconda, invece, si torna a parlare di violenza. In particolare, quella occasionale, negli spazi pubblici e nelle aree della movida, che ha sempre più frequentemente protagonisti giovanissimi (che sempre più spesso escono di casa con il coltello in tasca). Il quadro: «Vie di fatto, aggressioni, risse, in prossimità di spazi pubblici sensibili. Il coinvolgimento crescente di minorenni e giovani adulti in episodi di violenza». Nel rapporto d'attività, si parla esplicitamente di incidenza più marcata nel Luganese per quanto concerne i tentati omicidi (in Ticino, lo scorso anno, i casi sono stati 18).
Il 2025 DELLA POLIZIA DI LUGANO | Le cifre
Durante lo scorso anno, la Polizia Città di Lugano ha registrato un totale di 8'037 interventi. La casistica più frequente è quella degli incidenti stradali (993 richieste), seguita da disturbi/molestie (756) e liti (727). Seguono a distanza i furti (285). I controlli sulle persone fermate restituiscono invece la cornice del "meno casi ma più gravi" emersa in conferenza stampa. Se infatti il totale delle persone è diminuito (dell'11.5% rispetto all'anno precedente), il numero di quelle fermate è invece aumentato del 17.2% (da 732 a 858).
Sulle strade, sono in calo gli incidenti stradali (641, pari a un -12%) e i controlli alla circolazione (344, pari a -38.7% rispetto al 2024; un calo direttamente correlato all'aumento del servizio d'ordine per manifestazioni, cresciuto invece del 26.3%.
La Polizia Città di Lugano, lo ricordiamo, non opera solo sul territorio comunale ma copre 47 comuni nel distretto, con oltre 180 agenti.
C'è l'onnipresente problema della droga, «in particolare cocaina ed eroina, con le tensioni che chiaramente ne derivano, dalla vendita e dall'uso», sottolinea Torrente, che aggiunge sotto la lente la presenza di un «osservato speciale»: le droghe sintetiche, come il fentanyl, che «per fortuna, per il momento, in Ticino sono relativamente contenute». E infine, ma non per importanza, i casi di violenza domestica. Un fenomeno «ancora troppo sommerso» a cui «Lugano per prima ha voluto cercare di dare una risposta anticipata». Il riferimento è alla campagna di prevenzione VIDO+ che «ci ha occupato moltissimo ed è stata recepita come ottima» da molte altre polizie. E oggi ci sono «diverse città che vogliono assumere questo progetto».
Minacce, priorità e risposte
Il quadro generale, come detto, è quello di essere una città sicura. Ma anche essere i "primi della classe" può essere considerato sempre e solo un punto di partenza. «Le lance che abbiamo dobbiamo usarle fino in fondo». E queste «lance», riassumendo, devono impattare su sei aspetti prioritari: una presenza che sia visibile; lo stop alla violenza giovanile; la sicurezza negli eventi sportivi; l'attività di sentinelle sugli estremismi; la violenza domestica e un potenziamento che passa, per forza, attraverso dati e cooperazione.
«Lugano resta una città sicura» e «non è un risultato episodico», afferma il comandante. «Sono dieci anni che sta capitando. Quindi c'è qualcosa nel nostro modo di fare polizia che ci aiuta. Non è però statico ma deve essere rivisto in continuazione ed elaborato verso questa dinamicità. Proprio perché vogliamo preservarlo, non possiamo permetterci di leggerlo come un punto di arrivo».
La presenza visibile
Quattro sono le parole che tracciano la via futura: presenza, prossimità, professionalità e dialogo. E proprio quello della presenza visibile, in particolare attraverso la figura degli agenti di quartiere, è stato a lungo un caposaldo dell'attività di polizia diretta dal comandante uscente. E anche su questo fronte, il corpo cittadino sarà chiamato nei prossimi anni a operare un ampio ricambio, perché molti di questi agenti sono in attività dalla seconda metà degli anni '80 e dai primi anni '90.
«Nel 2026 non abbiamo nessuno di nuovo a scuola. Dal 2027 però si dovrà passare a numeri che vanno dalle 4 alle 7 persone, proprio per questo ricambio», ci spiega Torrente a margine della conferenza stampa. «Abbiamo anticipato questa tendenza, con queste campagne di promozione e soprattutto con la promozione interna dell'immagine dell'agente di quartiere, presso i giovani, di portare già prima i giovani sul terreno. Quindi non come i classici operativi in macchina o in moto, ma come agente di quartiere a diretto contatto con la popolazione. Una cosa che fino a qualche anno fa non sembrava possibile. Oggi, con la formazione e soprattutto con il feedback di ritorno con il cittadino in questo contatto diretto, abbiamo sempre più giovani che sono interessati a fare l'agente di quartiere».



