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Alberi invasi da anelli bianchi? Occhio alla Takahashia japonica

Le autorità cantonali rassicurano: la situazione in Ticino non è allarmante come dichiarato oltreconfine, ma bisogna prestare attenzione e porre in atto i giusti rimedi
COMUNE DI CHIASSO
Alberi invasi da anelli bianchi? Occhio alla Takahashia japonica
Le autorità cantonali rassicurano: la situazione in Ticino non è allarmante come dichiarato oltreconfine, ma bisogna prestare attenzione e porre in atto i giusti rimedi

BELLINZONA - Forse vi è capitato di vedere la presenza di strani organismi biancastri aggrovigliati sui rami di alcuni alberi. Si tratta di esemplari di cocciniglia dai filamenti cotonosi, nota con il nome scientifico di Takahashia japonica (Tj).

Nel suo ultimo bollettino, il Servizio fitosanitario cantonale della Sezione dell'agricoltura cantonale ha fatto il punto di quella che, al di là del confine, viene vissuta (almeno a livello giornalistico) come una vera e propria minaccia. Per avere ulteriori approfondimenti, abbiamo chiesto a Cristina Marazzi, responsabile del citato Servizio.

Come bisogna considerare la diffusione della cocciniglia sul territorio ticinese? «La problematica è presente in particolare nei giardini privati e in alcune alberature del verde pubblico soprattutto nel Sottoceneri». Si tratta di una situazione ancora in evoluzione: «Si possono ancora considerare attacchi puntuali», spiega Marazzi. Le piante più colpite alle nostre latitudini «sono gelsi, liquidambar, olmi e aceri».

È una situazione da monitorare con attenzione, ma «non parlerei d’allarme», aggiunge la responsabile. La Takahashia japonica «è presente, ma se si mettono in pratica le misure adeguate (citate per esempio nei bollettini fitosanitari n°6/2026 e 16/2026, consultabili sul sito www.ti.ch/fitosanitario), la si può contenere. Bisogna però organizzarsi per tempo, in particolare sulle piante suscettibili, colpite in stagione; ricordarsi di fare un trattamento invernale a base di olio di paraffina. In primavera, inoltre, le coccinelle sono un validissimo aiuto».

Entro metà maggio, periodo della schiusa delle uova, sono possibili interventi di tipo meccanico che consistono nell'eliminazione dei rami colpiti tramite una potatura mirata, «cercando di mantenere un buon equilibrio della pianta». Bisogna poi procedere alla rimozione degli ovisacchi tramite spazzolatura utilizzando strumenti morbidi (per esempio in plastica) e il materiale di risulta derivante da queste operazioni deve essere smaltito nei rifiuti solidi urbani. Non bisogna assolutamente portare il materiale in un centro di compostaggio, spiegano le autorità cantonali.

Marazzi, citando le piante più colpite, non ha menzionato i vigneti, che costituiscono un elemento chiave delle coltivazioni ticinesi. «I vigneti possono venir attaccati laddove si registra un attacco forte sulle piante ospiti principali. Gli attacchi su vigna in ogni caso vengono poi eliminati in sede di potatura. L’importante è smaltire correttamente il materiale di risulta», ribadisce Marazzi.

Cos'altro possono fare i cittadini per contrastare la diffusione della Takahashia japonica? «Controllare anche preventivamente le proprie piante, specie se ci si trova in una zona dove la cocciniglia è presente. Gli interventi che indichiamo si sono rivelati molto utili» conclude Marazzi, «anche se impegnativi, da un punto di vista di tempo necessario per una lotta mirata».

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