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Una valanga di soldi per "No a una Svizzera da 10 milioni": è record di finanziamenti

Raccolti già 15 milioni di franchi per la campagna politica. Ecco chi sono i principali finanziatori tra oppositori e promotori.
Tipress
Una valanga di soldi per "No a una Svizzera da 10 milioni": è record di finanziamenti
Raccolti già 15 milioni di franchi per la campagna politica. Ecco chi sono i principali finanziatori tra oppositori e promotori.

BERNA - Si sta rivelando la campagna politica più costosa di tutto i tempi, almeno da quando nell’autunno 2023, sono state introdotte nuove norme sulla trasparenza nel finanziamento della politica. Con quasi 15 milioni di franchi già raccolti, la mobilitazione attorno all’iniziativa dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni» segna un nuovo record per quanto riguarda i finanziamenti tra promotori e oppositori. Il primato precedente, detenuto dalla campagna sul potenziamento delle autostrade del novembre 2024 (9,7 milioni di franchi), è già stato superato con ampio margine.

A guidare sul piano finanziario sono gli oppositori, che hanno dichiarato finora entrate per 8,96 milioni di franchi al Controllo federale delle finanze. I sostenitori si attestano a 6,96 milioni. Le cifre restano comunque provvisorie e potrebbero crescere fino alla votazione del 14 giugno, soprattutto se il confronto continuerà a mantenersi equilibrato, come suggeriscono i primi sondaggi.

Una posta in gioco elevata
Secondo il politologo Georg Lutz dell’Università di Losanna, intervistato dall'Aargauer Zeitung, diversi fattori spiegano l’entità delle somme in gioco. «Dal punto di vista degli oppositori, si tratta di una proposta la cui approvazione potrebbe avere conseguenze incisive per l’economia e le relazioni con l’Europa», spiega. Un altro elemento chiave è l’incertezza dell’esito. «Poiché si prospetta un risultato molto vicino, è necessaria una controcampagna più intensa e quindi più costosa», aggiunge Lutz.

La competizione aperta spinge anche l’UDC e i suoi sostenitori a investire massicciamente: «Si tratta forse dell’unico tema su cui può ottenere maggioranze». Inoltre, la votazione assume un valore strategico a un anno e mezzo dalle elezioni federali, offrendo al partito l’occasione di mobilitare la propria base e intercettare nuovi elettori.

I principali finanziatori
Ma chi sono i principali finaziatori della campagna? Il fronte del No è sostenuto soprattutto da Economiesuisse, che contribuisce con 4,79 milioni di franchi. Seguono il Partito socialista svizzero con 1,6 milioni e l’Unione sindacale, che insieme ai suoi membri ha dichiarato circa 825.000 franchi.

Sul fronte opposto, l’UDC Svizzera è il principale finanziatore con 2,7 milioni di franchi, affiancata dalla sezione cantonale di Zurigo (750.000 franchi) e dai Giovani UDC (51.500 franchi).

Tra i donatori figurano anche nomi noti dell’economia e della politica: il consigliere nazionale UDC e banchiere Thomas Matter e l’imprenditore Philippe Gaydoul hanno versato 250.000 franchi ciascuno. Christoph Blocher contribuisce con 100.000 franchi, stessa cifra donata dalla Emil Frey AG di Walter Frey.

Un ruolo significativo è svolto anche dalla «Fondazione per la politica borghese», che sostiene la campagna del Sì con 1,05 milioni di franchi. Il consiglio di fondazione è presieduto da Rolf Dörig e comprende, tra gli altri, l’ex consigliere federale Ueli Maurer e il presidente dell’UDC Marcel Dettling.

La fondazione è già stata al centro dell’attenzione: nel 2023 ha sostenuto l’UDC con mezzo milione di franchi. Dörig ha dichiarato alla SRF che i grandi donatori possono utilizzare la fondazione per mantenere l’anonimato: «La trasparenza è positiva, ma da qualche parte deve pur finire».

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