Le informazioni alla mafia, in cambio di 100 mila franchi

L'arresto del padre di famiglia, nonché commissario del Servizio Federale di Sicurezza, scuote dall'interno la Fedpol. Tra i fermati anche la moglie del sospettato, ex poliziotta.
BERNA - Emergono due novità circa l'arresto, avvenuto lo scorso 28 aprile, del commissario del Servizio di sicurezza federale svizzero (BSD), fermato dalla Fedpol con l’accusa di aver trasmesso informazioni riservate a un'organizzazione mafiosa legata al traffico di droga.
Coinvolta anche la moglie, ex poliziotta
In primo luogo, l'uomo avrebbe agito in cambio di tangenti superiori a 100mila franchi. La seconda novità - annunciata dal Tages Anzeiger - riguarda invece l'ampio raggio dell’operazione di polizia, che si è svolta nella sede centrale di Berna e ha portato all’arresto di altre cinque persone (sospettati di traffico di droga e sostegno a un'organizzazione criminale), tra cui la moglie del funzionario, ex agente della Polizia cantonale di Basilea, che avrebbe lasciato il servizio quattro anni fa per poi lavorare part-time nel settore privato.
Le autorità hanno inoltre eseguito dodici perquisizioni in collaborazione con forze svizzere e straniere. Parallelamente, un’azione di polizia a Basilea, condotta con modalità spettacolari, è stata collegata alla stessa inchiesta contro la criminalità organizzata.
Chi era il "commissario" arrestato
Padre di famiglia con un passato da immigrato e un'esperienza nella polizia cantonale di Basilea Città, prima di passare alla Polizia federale: è l'identikit dell'arrestato. L'uomo volgeva l'attività di "commissario" che, se all'interno dell'Ufficio federale di polizia non è considerato propriamente un investigatore, in seno al Servizio federale di sicurezza (BSD) è collegato ad attività di alta responsabilità.
Ci riferiamo ad esempio al compito di garantire la sicurezza del Consiglio federale e dei membri del Parlamento. Compiti che richiedono indagini e sopralluoghi. In precedenza il sospettato aveva lavorato presso la centrale operativa «Sirene», che gestisce scambi informativi sensibili, dati che sono di grande interesse per le organizzazioni criminali.
La direttrice Eva Wildi-Cortés ha dichiarato che il caso colpisce «tutta la Fedpol», oltre a lei personalmente. L’arresto arriva mentre la Confederazione prepara nuove misure contro le organizzazioni criminali e sotto l’attenzione della vigilanza parlamentare, che avverte: «Dipendenti soddisfatti sono meno vulnerabili a influenze esterne».
Per tutte le persone coinvolte - la coppia sposata e agli altri arrestati - vale la presunzione di innocenza.



