Cardiochirurgia sotto accusa: «Mio padre si sarebbe potuto salvare?»

Parla la figlia di un paziente deceduto dopo un delicato intervento al cuore eseguito dal dottor Maisano, oggi al centro delle polemiche.
ZURIGO - Il padre di Nadja* è morto nel 2019 dopo un intervento al cuore all’ospedale universitario di Zurigo (USZ). Il medico responsabile era l’allora direttore della clinica, Francesco Maisano, oggi al centro di uno dei più grandi scandali medici della Svizzera.
70 decessi in eccesso tra i pazienti
Un'indagine esterna sul reparto di cardiochirurgia dell'Ospedale universitario di Zurigo è giunta a una conclusione chiara: tra il 2016 e il 2020 sono morti molti più pazienti di quanto ci si sarebbe aspettato. Secondo il rapporto, si contano circa 70 decessi in eccesso. In quegli anni, il reparto era diretto proprio da Maisano.
Al centro dello scandalo c'è il Cardioband, un impianto sviluppato dallo stesso Maisano, che avrebbe provocato complicazioni con maggiore frequenza.
Nadja ha raccontato a 20Minuten di aver vissuto con ansia la pubblicazione del recente rapporto dell’USZ sulla clinica cardiologica.
«Mio padre è una delle vittime?»
«So che l’ultimo intervento è stato eseguito da Maisano», ha spiegato ai colleghi d'oltralpe. Da allora, una domanda continua a tormentarla: «Mio padre è una delle vittime?»
Il lungo percorso clinico del padre era iniziato dopo un arresto cardiaco. In un primo momento gli era stato impiantato un cuore artificiale temporaneo, un dispositivo esterno in grado di sostituire la funzione cardiaca. Successivamente era stato inserito nella lista d’attesa per un trapianto.
Nel 2018 arrivò una speranza: fu trovato un cuore compatibile e il trapianto venne eseguito proprio da Maisano. Nadja ricorda che il medico condivise in modo informale dettagli personali sulla donatrice, incluso il modo in cui era deceduta. «Già allora avevo una sensazione negativa».
Dopo l'intervento, molte complicazioni
L’operazione inizialmente sembrò riuscita, ma seguì un decorso lungo e complesso. «La parte destra del cuore non ha mai funzionato correttamente: mio padre ha lottato ogni giorno per sopravvivere».
Con il tempo aumentarono non solo le complicazioni, ma anche le sofferenze e i costi. Ricordi che ancora oggi pesano sulla famiglia. Nel 2019 i familiari decisero infine di interrompere i dispositivi che lo tenevano in vita.
Oltre al dolore per la perdita, resta una profonda incertezza. Nadja afferma di non aver mai avuto accesso alle cartelle cliniche o alle fatture assicurative. Non sa quindi se, nel caso del padre, sia stato utilizzato il controverso impianto Cardioband.
Domande in cerca di risposte
Il nuovo rapporto solleva ulteriori interrogativi: «Mio padre sarebbe sopravvissuto se non fosse stato operato da Maisano? Lui ha agito correttamente?». Per Nadja, però, una cosa è certa: «Maisano deve essere chiamato a rispondere».
L’ospedale universitario di Zurigo ha confermato che i familiari dei pazienti deceduti tra il 2016 e il 2020 nella clinica cardiologica possono ora richiedere l’accesso agli atti. «Ho fatto richiesta e spero di riceverli presto», dice Nadja. A distanza di anni, il rapporto ha riaperto vecchie ferite. «Spero di ottenere finalmente chiarezza e poter chiudere questo capitolo».
*Nome inventato, vero nome noto alla redazione.



