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LUGANO

Disordini del Primo Maggio: c'è la rivendicazione antifascista

Non c'entra lo sport e non è stato un episodio di disagio giovanile: ecco cosa ci sarebbe dietro a quanto accaduto una settimana fa
Disordini del Primo Maggio: c'è la rivendicazione antifascista
LETTORE TIO.CH
Disordini del Primo Maggio: c'è la rivendicazione antifascista
Non c'entra lo sport e non è stato un episodio di disagio giovanile: ecco cosa ci sarebbe dietro a quanto accaduto una settimana fa

LUGANO - «Sgomberiamo il campo da equivoci e cattiva informazione: ciò che è avvenuto venerdì sera dopo i concerti del Primo di maggio non è riconducibile né a rivalità sportive, né al cosiddetto disagio giovanile, né a una fantomatica situazione difficile in pensilina.No, si tratta di una chiara e precisa risposta antifascista».

Inizia così la rivendicazione che sta circolando sui social, relativa a quanto è avvenuto nell'area della Pensilina Botta di Lugano venerdì della scorsa settimana. L'episodio ha suscitato notevole clamore e si è scritto molto sulla stampa ticinese negli scorsi giorni.

«Un atto di resistenza verso le continue provocazioni, insulti e minacce, tra cui quelle al corteo antifascista a Lugano quando, un gruppetto capitanato da un figlio noto della politica ticinese, cercavano lo scontro con il corteo, provando ad attaccarlo ed esibendo simboli nazifascisti», affermano i firmatari della presa di posizione social, che si definiscono Antifascist* sudalpin*. «Un atto di resistenza contro la continua propaganda di certe idee e atteggiamenti, in una città in cui parte del municipio e almeno un consigliere comunale tali idee le appoggiano, rendendosene complici. Un atto di resistenza che scaccia i fascisti e li ributta nei tombini della storia».

Le varie ricostruzioni, giornalistiche prima e politiche poi, vengono così smentite. «Nessun "facile ricorso alla violenza", nessuna "polarizzazione", come superficialmente teorizzato da colei che è tuttora indagata per la violenta distruzione di parte dell’ex macello (il riferimento è alla municipale di Lugano Karin Valenzano Rossi). Semplicemente la volontà di ribadire collettivamente che per certi ideali non c’è nessuno spazio e che - ancora una volta - chi li relativizza ne è complice. Come anche chi mette sullo stesso piano i "due estremi", rivelando implicitamente e vergognosamente (oltre a una grande ignoranza) da che parte sta».

L'attribuzione a una rivalità sportiva era stata peraltro negata nelle scorse ore dalla Curva Nord Lugano’21, che avevano preso le distanze dalle ricostruzioni di alcuni organi di stampa «i quali, ancora una volta, hanno dimostrato un approccio superficiale, distorto e spesso volutamente sensazionalistico. Per quanto riguarda il tifo organizzato, si continua a proporre una versione dei fatti completamente scollegata dalla realtà, senza alcuna conoscenza diretta delle dinamiche, ma basandosi su supposizioni, voci non verificate e ricostruzioni fantasiose. Il risultato è un racconto deformato che alimenta solo confusione e disinformazione. La Curva Nord Lugano non appartiene e non ha nulla a che vedere con qualsiasi gruppo politico. Ultras è appartenenza, fratellanza e rispetto, e per noi la politica deve restare fuori dalla curva».

L'episodio va inserito in un contesto più ampio, affermano invece gli Antifascist* sudalpin*. «L’attuale deriva fascisteggiante è documentata. Relegare il tutto a scontri tra fazioni o "a un attacco alla polizia" (CdT di lunedì) è miope, volutamente distorto e banalizza sminuendola una deriva che si sta estendendo ovunque. In cui è evidente la complicità di governi e partiti politici sempre più spostati a destra e con un "centro" (vedasi il Partito Liberale) che ammicca sempre più a discorsi sovranisti, autoritari e di chiusura».

C'è pure una replica preventiva alle accuse che tale rivendicazione potrà sicuramente generare. «Nessun “fascismo al contrario”: solo un esercizio di dignità e di apertura che combatte e impedisce che discorsi e pratiche nostalgici, di pulizia etnica, di deportazione forzata, di espulsioni, di purezza bianca vengano sdoganati in tutta tranquillità». Per il gruppo antifascista non esiste nessun allarme pensilina o giovanile, «se non il “normale” scorrere delle contraddizioni di una città, unito all’acuirsi di disagi legati a una società ormai concepita sulla diffusione delle guerre, dove unicamente il più forte dovrebbe sopravvivere e in cui l’individualismo, l’assoluta mancanza di spazi d’aggregazione, di cultura dal basso, di mancato accesso a cure e sanità, di criminalizzazione del diverso e dei giovani, di continui tagli e privatizzazione nel sociale, di povertà sempre più crescente, acutizzano un disagio e un’esclusione sociale che copre ormai vasti settori della società. “Disagio”, che alcuni poltici fingono di provare a risolvere - approfittandone per aumentare il controllo sociale - con risposte inutili come l’aumento della repressione e della sorveglianza».

La risposta a questa presunta deriva non è arrivata solo con l'oscurità e i fatti della Pensilina Botta, ma anche in occasione del corteo che ha celebrato la Festa dei lavoratori e che ha visto la presenza di «un nutrito spezzone antifascista, transfemminista, antirazzista e anticapitalista, composto da diverse provenienze e generazioni. Una risposta che lotta per la costruzione di mondi solidali, aperti, accoglienti e percorribili da chiunque. Una risposta che ripudia il sistema guerra e che solidarizza con le persone ed i tanti popoli oppressi nel mondo a cominciare dalla Palestina e dal popolo curdo. Una risposta che non lascia spazio a dubbi e che si posiziona in modo chiaro e netto, di fronte al mondo in cui stiamo vivendo e che estendiamo - ognunx coi proprio mezzi, le proprie forze e le proprie pratiche - a tutt x coloro che credono nei valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo».

La rivendicazione è un avviso a evitare strumentalizzazioni politiche dell'accaduto. «Nonostante - o anche perché - c'è chi prova a preparare il terreno a una stretta sulle manifestazioni», che sarebbe giustificata con un «abuso delle piazze». Gli Antifascist* sudalpin* si dicono pronti a «manifestare, resistere e lottare».

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