Diventare madri in Svizzera: «È sempre più difficile»

Tra costi elevati, congedi insufficienti e carenze nei servizi, molte donne faticano a conciliare maternità, lavoro e sicurezza economica.
Diventare mamma in Ticino e in Svizzera può essere molto difficile. Lo racconta una donna che nei mesi scorsi stava per diventare madre e si è trovata in una situazione di forte incertezza. Lavoratrice con un contratto a tempo determinato, non aveva alcuna garanzia di mantenere il posto dopo la maternità, né di trovarne un altro. Senza una rete familiare su cui contare, «questo significa dover pensare a come sostenere economicamente mio figlio tra risparmi, soluzioni temporanee e il supporto del mio partner». Una condizione che la fa sentire «insicura e dipendente» e che rende difficile accettare che «diventare madre possa significare perdere stabilità finanziaria».
Deposit PhotosMaternità affossata in un contesto di calo demografico
Il contesto in cui queste esperienze si inseriscono è segnato anche da un calo demografico marcato: secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica (UST), nel 2024 il tasso di fecondità in Svizzera è sceso a 1,29 figli per donna, il livello più basso mai registrato. In Ticino, secondo l'USTAT, le coppie con figli rappresentano circa il 24,3% delle economie domestiche, mentre quasi una su dieci è composta da nuclei monoparentali, spesso madri sole.
Il congedo maternità resta inoltre insufficiente: 14 settimane «sono troppo poche». «Tornare al lavoro dopo circa tre mesi dalla nascita di un figlio è estremamente difficile, sia dal punto di vista pratico sia emotivo». Dopo la nascita, poi, gli aiuti sono limitati: «Non tutte le famiglie hanno il supporto di nonni o parenti, e i costi degli asili nido in Svizzera sono molto elevati», tra circa 800 e 2'500 franchi al mese a seconda del reddito e della struttura. Questo pesa in un Paese dove circa l'80% delle madri lavora, ma nella maggior parte dei casi a tempo parziale, spesso tra il 40% e il 60%.
Il rientro al lavoro dopo la maternità resta infatti un momento critico: una madre su sette non riprende l'attività subito dopo il congedo, spesso per mancanza di soluzioni di custodia accessibili o per scelta di accudimento diretto. Studi e monitoraggi di Pro Familia Svizzera e di istituti di ricerca come l'Università di Zurigo o la SUPSI evidenziano come questo dato sia legato a lacune strutturali del sistema di conciliazione, in particolare carenza di posti nei nidi e costi elevati. Inoltre, le donne tra i 25 e i 44 anni dedicano mediamente 35–45 ore settimanali al lavoro domestico e familiare non retribuito, quasi il doppio rispetto agli uomini. In questo contesto, conclude la testimone, «la maternità rischia di diventare un rischio economico, più che una scelta sostenuta dalla società», in un sistema che «non garantisce una reale parità: il peso della cura ricade ancora in gran parte sulle donne».
Una dinamica che si ripete
Molte donne si trovano di fatto a scegliere tra maternità e carriera. E non mancano comportamenti problematici da parte dei datori di lavoro: invece di favorire una riduzione della percentuale lavorativa, si preferisce talvolta sostituire la dipendente con persone ritenute «più performanti». Le segnalazioni restano però poche. L'Ufficio cantonale di conciliazione in materia di parità dei sessi riferisce che, fino allo scorso aprile, dal 2019 si contano cinque casi di presunto licenziamento discriminatorio legato alla maternità, «grossomodo un quarto delle istanze presentate ogni anno», spiega la presidente Augusta Simoni. «Chi ritiene di aver subito una discriminazione può adire l’Ufficio mediante un’istanza di conciliazione», una procedura gratuita che mira a favorire il dialogo e un accordo tra le parti.
Deposit PhotosIl quadro viene confermato anche da Giulia Petralli, sindacalista VPOD. «Sì, ci arrivano segnalazioni. Non in grandi numeri, ma comunque ci sono. Sono soprattuttodi donneche subiscono conseguenze legate alla gravidanza o che hanno difficoltà al rientro dal congedo maternità (ad esempio per l’allattamento) o per l’ottenimento di congedi per prendersi cura dei figli malati. Per quanto riguarda le situazioni relative alla maternità, non parlerei tanto di mobbing quanto di situazioni in cui, pur non potendo licenziare durante il periodo di protezione, alcune direzioni cercano di allontanare la persona incinta con vari stratagemmi. Quando riceviamo queste segnalazioni, tuteliamo la persona e cerchiamo di aiutarla. Ci sono casi delicati su cui stiamo lavorando, nei quali preferisco non entrare nei dettagli».
In generale, continua, «quando una donna scopre di essere incinta «non è sempre una notizia che condivide con leggerezza al lavoro: spesso è accompagnata da ansia per le possibili ripercussioni, sia durante la gravidanza sia al rientro dalla maternità. Per motivi culturali, poi, sono ancora spesso le madri a dover ridurre o lasciare il lavoro. Infatti, i padri, fanno più fatica a chiedere (o a farsi concedere) riduzioni di percentuali e hanno congedi paternità ancora limitati. In generale, le settimane di congedo, sia per i padri che per le madri, sono poche e insufficienti, soprattutto considerando la carenza di strutture come gli asili nido. Un congedo parentale più esteso rappresenterebbe un passo importante anche per favorire una distribuzione più equa delle responsabilità familiari ed evitare che siano sempre le madri a dover rinunciare al lavoro. A ciò si dovrebbe affiancare un ampliamento del periodo di protezione contro il licenziamento, portandolo almeno a un anno ed estendendolo anche al periodo di prova, che oggi risulta privo di adeguate tutele. È necessario, inoltre, rafforzare i controlli dell’ispettorato del lavoro, affinché le tutele esistenti siano effettivamente rispettate e non rimangano solo sulla carta. Insomma, per fare in modo che diventare genitore sia privo di conseguenze e preoccupazioni in ambito lavorativo c'è ancora molto da fare».
Deposit PhotosIl nodo politico
Sul piano politico, il dossier resta complesso. La Commissione federale per le questioni familiari individua diverse resistenze. «In Svizzera, la famiglia è percepita come una questione privata», spiega la collaboratrice scientifica Lucie Germanier: lo Stato interviene solo quando le famiglie raggiungono i propri limiti, e il congedo parentale è spesso visto come una scelta individuale. A questo si aggiunge una visione ancora tradizionale dei ruoli: nel 2023, il 24% della popolazione riteneva che gli uomini dovessero portare il reddito a casa e il 35% che le donne fossero più adatte a occuparsi dei bambini. Pesa anche il sistema politico svizzero basato sui compromessi: «richiedono tempo», come dimostra il fatto che il congedo maternità sia stato introdotto solo nel 2005 e quello del secondo genitore nel 2021. Un altro fattore è il finanziamento: «Introdurre un congedo parentale significherebbe probabilmente aumentare i contributi», con possibili effetti negativi per imprese e PMI. Resta infine aperta la questione del modello: «Mentre la COFF propone 38 settimane, un'iniziativa popolare ne chiede 2×18». Le posizioni restano divergenti e diverse proposte sono state respinte a livello federale.
Deposit PhotosLe possibili soluzioni
Per favorire il rientro delle donne nel mondo del lavoro, «si possono adottare numerose misure»: maggiore sensibilizzazione dei datori di lavoro, orari flessibili, telelavoro e rientri progressivi. Fondamentale anche «un'offerta di accoglienza per l'infanzia di qualità, accessibile e a prezzi sostenibili», insieme a una migliore ripartizione dei carichi tra uomini e donne.
La COFF indica infine alcune priorità: «garantire una copertura adeguata delle attività di cura non retribuite», migliorare l'accesso ai servizi e ridurre le disuguaglianze. «Anche prestazioni complementari mirate e l'eliminazione delle disparità salariali - conclude Germanier - contribuirebbero a migliorare le condizioni di vita delle famiglie».
In questo intreccio di vincoli economici, culturali e politici, la maternità resta una scelta che per molte donne continua a comportare un equilibrio fragile. Tra lavoro, cura e sicurezza finanziaria, la promessa di una reale parità appare ancora incompiuta e davvero lontana.
Deposit PhotosAppendice 1
Gallery
Deposit Photos
Deposit Photos
Deposit Photos
Deposit Photos
Deposit Photos



