Bellinzona dovrà andare a votare sulla sua Fortezza

Consegnate questo lunedì mattina più di 4'600 firme del referendum voluto dal Noce, Avanti con Ticino&Lavoro e il Partito Comunista: «La gente vuole poter dire la sua».
Consegnate questo lunedì mattina più di 4'600 firme del referendum voluto dal Noce, Avanti con Ticino&Lavoro e il Partito Comunista: «La gente vuole poter dire la sua».
BELLINZONA - Una consegna delle firme avvenuta sotto la pioggia e con tanto di... cavaliere medievale (un tocco pittoresco analogo che aveva visto Robin Hood partecipare alla presentazione ufficiale del referendum, a Sasso Corbaro, ndr.).
Sì andrà quindi, con ogni probabilità, a votare per la questione della Fortezza di Bellinzona visto che il comitato dietro al referendum è riuscito a raccogliere più di 4'600 firme (sono 4'650, ne servivano 3mila). Queste, come prassi, saranno da verificare.
«Abbiamo iniziato questa raccolta firme in una giornata difficile, con un vento fortissimo che portava via formulari, materiali e quasi anche le persone. La concludiamo oggi, con la consegna ufficiale delle firme, in una giornata di pioggia», riporta il Noce sulla sua pagina Facebook, «tra quel vento e questa pioggia, però, è successo qualcosa di molto bello: la gente ha risposto. Ha firmato, ha partecipato, ha incoraggiato e ha dimostrato che su una decisione così importante vuole poter dire la sua».
Ti-Press / Pablo Gianinazzi«Un sito Unesco non è un prodotto da vendere. I Castelli di Bellinzona non sono un brand da reinventare. Sono storia, identità, bene comune. E attirare turismo 'mordi e fuggi' non è ciò di cui la città ha bisogno», ha postato invece Avanti con Ticino & Lavoro, «E poi, c'è un'altra cosa che non possiamo tacere. Durante la raccolta firme, I partitoni che comandano a Bellinzona hanno cercato di intimidire promotori e sostenitori. È inaccettabile. In Svizzera, la democrazia diretta si rispetta, sempre, anche quando il risultato non piace».
La richiesta del comitato referendario (il Noce, Avanti con Ticino&Lavoro e Partito Comunista con l'aggiunta poi di HelvEthica Ticino) era quella di abbandonare il progetto - sostenuto dalla Città - nel nome della natura tripartita dei castelli bellinzonesi. Oppure, quantomeno, di procedere con il nullaosta popolare.
Una sorta di “ratto”, quello operato dalle autorità cittadine, che non era piaciuto a Brenno Martignoni, e non solo: «Il valore aggiunto di avere a Bellinzona ben tre castelli, tramandati e giunti fino a noi, praticamente intatti, non deve perdersi in una definizione artefatta - a mero scopo di marketing - che toglie sostanza e significato al nostro prezioso patrimonio», avevano chiosato.
Al di là delle questioni di nomenclatura, venivano prese di petto anche quelle relative alla Fondazione che dovrà gestire la Fortezza, così come l'accesso a pagamento ai camminamenti e alle corti interne.






