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Inchiesta cardiochirurgia a Zurigo, l'EOC chiarisce sul Cardioband: «In Ticino usato su 3 pazienti»

L’ente precisa che le procedure si sono svolte regolarmente e con supervisione di esperti esterni: «Solo un caso ha necessitato di un nuovo intervento»
Archivio TiPress
Fonte EOC
Inchiesta cardiochirurgia a Zurigo, l'EOC chiarisce sul Cardioband: «In Ticino usato su 3 pazienti»
L’ente precisa che le procedure si sono svolte regolarmente e con supervisione di esperti esterni: «Solo un caso ha necessitato di un nuovo intervento»

LUGANO - Il CardioBand, finito al centro dell’inchiesta amministrativa dell'Ospedale universitario di Zurigo (USZ), è stato utilizzato anche presso il Cardiocentro Ticino. A confermarlo, tramite una nota, è stato l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC): in totale sono tre i pazienti trattati tra il settembre 2016 e il maggio 2017. L’EOC precisa inoltre che, all’epoca dei fatti, il Cardiocentro non era ancora integrato nell’ente cantonale.

«Gli impianti - si legge nella nota - sono stati eseguiti in un periodo in cui il dispositivo risultava regolarmente autorizzato e approvato sia a livello europeo (marchio CE) sia dalle autorità competenti svizzere (Swissmedic), senza particolari restrizioni all’impiego clinico».

Sul piano clinico, l’EOC riferisce che «in un caso il trattamento ha portato a un ottimo risultato; in un secondo caso il paziente ha successivamente necessitato di un nuovo trattamento valvolare; nel terzo caso, caratterizzato da una situazione clinica già molto avanzata, non si è osservato un beneficio significativo». L’ente sottolinea inoltre che «non si sono registrate complicanze legate alla procedura» e che gli interventi «si sono svolti regolarmente sotto il profilo tecnico e sanitario».

Durante gli impianti, prosegue la nota, il team clinico sarebbe stato affiancato dagli specialisti della ditta produttrice e dagli esperti per il supporto imaging, «secondo la prassi prevista per procedure innovative e altamente specialistiche». Dal maggio 2017 il dispositivo non è più stato utilizzato al Cardiocentro Ticino. Successivamente, nel 2018, il CardioBand è stato ritirato dal mercato.

Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, la direzione dell'USZ ha reso noti i risultati di un’indagine amministrativa interna, da cui sono emerse criticità organizzative e cliniche nel reparto di cardiochirurgia nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020. Nel rapporto viene indicato anche un tasso di mortalità superiore alle attese statistiche: su circa 4.500 interventi analizzati, i decessi registrati sarebbero stati tra 68 e 74 in più rispetto ai valori attesi. In quegli anni il reparto era diretto da Francesco Maisano, oggi medico responsabile della cardiochirurgia dell’Ospedale San Raffaele. Al centro dell'inchiesta, l'utilizzo del Cardioband, innovativo sistema di chirurgia mininvasiva percutanea utilizzato per trattare l'insufficienza valvolare cardiaca, di cui per anni Maisano ne ha difeso le qualità.

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