Radiata dall'ordine dei medici in un cantone, continua a lavorare in un altro

La testimonianza di un'infermiera che ha lavorato alcuni mesi presso lo studio: «Non sapeva svolgere la sua professione e non possedeva competenze di base che ogni medico dovrebbe avere».
BERNA - Tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine. E nel sistema sanitario svizzero sembra essere arrivato il momento di fare i conti con diverse criticità.
Il caso del cardiochirurgo Francesco Maisano, sospettato di essere responsabile della morte di 70 persone quando lavorava presso l'ospedale universitario di Zurigo, non è l'unico episodio che sta scuotendo il settore. Al centro della bufera è finita anche una dottoressa di Bienne.
La ragione? Nonostante sia stata radiata dall'ordine dei medici del canton Svitto per uno scandalo legato ai vaccini durante la pandemia di Covid nel 2021, continua a esercitare la professione nel canton Berna. La donna aveva iniettato a circa cento persone vaccini scaduti.
A raccontare la vicenda è stata un’infermiera 34enne che, dallo scorso marzo, lavora proprio nello studio medico in questione. «Ho visto cose che mi hanno fatto rizzare i capelli», ha dichiarato al Blick. «La dottoressa non sapeva fare il suo mestiere, non possedeva competenze di base che ogni medico dovrebbe avere».
Gli esempi non mancano: «Non sapeva cosa fosse il NaCl (cloruro di sodio), non era in grado di inserire una flebo e una volta ha persino prescritto il Ritalin a un paziente con problemi cardiaci, un errore molto pericoloso».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quando, dopo aver portato i suoi due figli per un problema cutaneo, la dottoressa ha diagnosticato una dermatite mentre si trattava di scarlattina: «Una diagnosi che un secondo medico ha riconosciuto subito».
Alla fine di marzo l’infermiera ha presentato una denuncia al Dipartimento della salute del canton Berna, che ha avviato un’indagine. Il Blick è entrato in possesso di alcune email tra la dottoressa e i proprietari di uno studio medico a Bienne, che la donna intendeva rilevare.
«È vero, il mio studio nel canton Svitto è stato chiuso nel 2021. Se avessi commesso un reato, però, mi sarebbe stato vietato di esercitare anche a Berna. Mi è stato chiaramente detto che non ho commesso alcun atto che giustificasse la revoca della mia licenza professionale». Cosa che, infatti, non è avvenuta.
Interpellate dal Blick, le autorità bernesi hanno fatto riferimento alla protezione dei dati. «Le autorità competenti esaminano le segnalazioni nell'ambito dei loro obblighi di monitoraggio previsti dalla legge e adottano i provvedimenti necessari».



