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«L'informatica è una competenza di base, il Ticino non può rimanere indietro»

La presa di posizione di ATED, che sostiene la mozione del Centro sull'introduzione dell'informatica nella scuola dell'obbligo.
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Fonte ATED
«L'informatica è una competenza di base, il Ticino non può rimanere indietro»
La presa di posizione di ATED, che sostiene la mozione del Centro sull'introduzione dell'informatica nella scuola dell'obbligo.

LUGANO - TED - Associazione economica cantonale ICT e Digital - sostiene la mozione del Centro che ambisce a introdurre in modo strutturato informatica, pensiero computazionale e intelligenza artificiale nella scuola dell’obbligo ticinese.

Per l’associazione, «il digitale è ormai una competenza di base», chiosa via nota, aggiungendo: «Da anni la Confederazione investe risorse enormi nei programmi dedicati alle competenze di base degli adulti, nella digitalizzazione della formazione e nello sviluppo delle competenze digitali diffuse, cercando di colmare lacune che emergono sempre più chiaramente nel mondo del lavoro e nella società».

Intanto, però, «il mercato del lavoro accelera su ambiti come AI, cybersecurity, cloud, automazione e dati, mentre una parte significativa della popolazione fatica ancora con competenze fondamentali».

ATED, quindi, si chiede se sia sostenibile intervenire solo sugli adulti senza agire già nella scuola: «Il Ticino dispone di eccellenze come USI, IDSIA e SUPSI, ma il sistema formativo appare lento rispetto a un mercato che “galoppa”».

Tra i nodi critici, anche l’offerta attuale: «Siamo davvero certi che, nel 2026, 12 ore di informatica - impartite da un docente che non ha studiato informatica - siano sufficienti?», si domanda l'Associazione che mette inoltre in discussione l'idea che i giovani siano automaticamente competenti: «Usare smartphone non equivale a possedere competenze digitali professionali».

«Da anni mi occupo di analisi delle competenze di base in ambito ICT. È sorprendente constatare come le difficoltà digitali non riguardino soltanto le generazioni più senior», commenta il presidente di ATED Luca Mauriello, «la vera differenza è che spesso un giovane riesce a “nascondere” meglio queste lacune. Ha maggiore familiarità con smartphone, app, social network e strumenti digitali quotidiani, ma questo non significa necessariamente possedere competenze digitali adeguate o professionali».

«Quando però si entra in ambiti come gestione documentale, collaborazione strutturata, sicurezza informatica, utilizzo critico dell’AI o comprensione dei sistemi digitali, emergono difficoltà molto concrete. Questo deve far riflettere. Perché essere cresciuti circondati dalla tecnologia non significa automaticamente comprenderla davvero», aggiunge Mauriello.

ATED, inoltre, enumera i diversi rischi legati alle tecnologie: truffe online, manipolazione delle informazioni, cyberbullismo, dipendenze digitali, furti di dati, uso truffaldino delle IA e algoritmi progettati per influenzare comportamenti, opinioni e attenzione.

«E il problema principale è che molti giovani entrano quotidianamente in questo ecosistema senza avere strumenti adeguati per comprenderlo davvero», incalza l'Associazione, «In questo contesto, l’educazione digitale assume un valore che va oltre l’uso degli strumenti: significa preparare le nuove generazioni a comprendere il funzionamento della tecnologia, i rischi della rete, l’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, la gestione dei dati, la sicurezza informatica e l’impatto degli algoritmi sulla società. “L’alfabetizzazione digitale non è più una competenza accessoria. È una forma moderna di educazione civica».

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