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BELLINZONA

E alle giornate autogestite del liceo sbuca il documentario delle polemiche

“Maidan, la strada verso la guerra” già al centro delle polemiche in relazione a una proiezione (annullata) a Muralto, verrà proposto in aula durante una delle attività. Lanciata una raccolta firme per vietarla.
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E alle giornate autogestite del liceo sbuca il documentario delle polemiche
“Maidan, la strada verso la guerra” già al centro delle polemiche in relazione a una proiezione (annullata) a Muralto, verrà proposto in aula durante una delle attività. Lanciata una raccolta firme per vietarla.

BELLINZONA - Dopo la querelle di Muralto, il controverso documentario “Maidan, la strada verso la guerra” sarà proiettato martedì 17 marzo all'interno di uno dei corsi proposti nell'ambito delle giornate autogestite del Liceo di Bellinzona.

La proiezione, riporta il programma ufficiale, «sarà accompagnata dal commento dello storico Davide Rossi, il quale si confronterà infine con il pubblico per una discussione».

Per quanto riguarda il documentario, prodotto da RT e frutto di diverse critiche in quanto ritenuto apertamente filorusso, viene descritto come «una produzione che narra gli anni fra il colpo di Stato del 2014 in Ucraina e l'invasione russa del 24 febbraio 2022».

Contro la proiezione è stata istituita una raccolta firme su change.org con una richiesta «al Municipio di Bellinzona e al Dipartimento dell’educazione, cultura e sport (DECS) del Canton Ticino di intervenire con urgenza per annullare la proiezione del film».

Fra le motivazioni addotte c'è soprattutto la presunta parzialità del documentario, che «in un ambiente scolastico potrebbe essere percepita come una forma di indottrinamento, sollevando preoccupazioni tra studenti, genitori e personale scolastico».

Una prima proiezione di “Maidan, la strada verso la guerra”, prevista in quel di Muralto per lo scorso 29 gennaio e organizzata da HelvEthica Ticino, era stata annullata dopo un'organizzata presa di posizione da parte di persone ucraine residenti in Ticino, dei loro familiari e simpatizzanti.

Una decisione, quella del Municipio del comune locarnese, che aveva aperto un dibattito sulla libertà d'espressione con anche prese di posizione forti e nette da una parte dello spettro politico.

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