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Al lavoro sul tetto, senza protezioni. «Molto spesso è un problema di mentalità»

Quella documentata da un lettore è «una situazione non conforme alle prescrizioni, né legata al buon senso» secondo la Suva, che spiega il suo ambito d'intervento e ribadisce l'importanza della prevenzione
LETTORE TIO.CH
Al lavoro sul tetto, senza protezioni. «Molto spesso è un problema di mentalità»
Quella documentata da un lettore è «una situazione non conforme alle prescrizioni, né legata al buon senso» secondo la Suva, che spiega il suo ambito d'intervento e ribadisce l'importanza della prevenzione

LUGANO - La segnalazione è giunta in redazione mercoledì della scorsa settimana: operai di un'impresa di pulizie all'opera sul tetto di un palazzo della centralissima via Nassa di Lugano, apparentemente privi delle più elementari dotazioni di sicurezza che un lavoratore dovrebbe adottare quando si trova a svariati metri di altezza.

Una situazione di potenziale pericolo che non è sfuggita al nostro lettore e che solleva interrogativi sul rispetto delle normative vigenti che tutelano la sicurezza sul luogo di lavoro, qualunque esso sia, così come sulle ragioni all’origine di tale comportamento.

L'ispettorato del lavoro risponde - Da noi contattato, l'Ufficio dell'ispettorato del lavoro ticinese afferma che, di fronte a una situazione del genere, avrebbe richiesto la sospensione dei lavori. Non solo: verrebbe richiesto l'intervento dei colleghi della Suva, in quanto l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni è l'organo di esecuzione della Legge sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF) e le relative ordinanze. La fattispecie in questione, viene sottolineato, è dunque di sua competenza.

«Non conforme» - È stata quindi la Suva, tramite una sua addetta stampa, ad analizzare quanto avvenuto sui tetti luganesi. La considerazione in linea generale non lascia spazio a equivoci: «Evidentemente le immagini NON ritraggono, né una situazione conforme alle prescrizioni in materia di prevenzione degli infortuni professionali, né tantomeno legata al buon senso anche per le persone che dovessero operare a titolo privato in tale contesto».

Suva in azione - Come opera concretamente la Suva? Il lavoro sul campo viene preceduto e non può prescindere da una collaborazione attiva con tutti i partner sociali. I controlli vengono effettuati a campione sui posti di lavoro, nella quasi totalità dei casi senza annunciarsi, e verifica il rispetto delle prescrizioni di sicurezza vigenti. Nel caso siano riscontrate delle carenze, vengono definite sul posto le misure correttive necessarie a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori coinvolti. Queste misure sono «sempre formalizzate in forma scritta applicando la procedura d’esecuzione codificata dal manuale per gli organi d’esecuzione nell’ambito della sicurezza sul lavoro».

Cosa rischia un cantiere non a norma - Nella fattispecie simile a quella del caso denunciato, che riguarda i cosiddetti "posti di lavoro mobili", come i cantieri e/o i posti di lavoro temporanei (manutenzioni di stabili, lavori all'aperto, eccetera) si applica la procedura d'esecuzione straordinaria. Carenze che non comportano un rischio grave per i lavoratori «vengono formalizzate con l’invio di una “conferma” al datore di lavoro indicando chiari termini per la messa in atto dei correttivi». Se, invece, la sicurezza e l'integrità del personale sono gravemente minacciate, «l’organo d’esecuzione ordina sul posto, mediante decisione, la sospensione immediata del lavoro nelle zone a rischio accresciuto. Tale decisione viene formalizzata in forma scritta all’indirizzo del o dei datori di lavoro coinvolti. Segue, in un secondo tempo, l’inoltro al o ai datori di lavoro di un avvertimento ai sensi della procedura d’esecuzione». Nel caso in cui vengano nuovamente accertate carenze nella sicurezza, il datore di lavoro può incorrere in sanzioni pecuniarie definite sulla base del premio infortuni professionali pagati in un anno, «comunque almeno il 20% del premio IP». Può accadere che il datore di lavoro incorra in conseguenze penali, anche se questi casi sono rarissimi, precisa la Suva.

L'importanza della prevenzione - Un vecchissimo adagio dice che "prevenire è meglio che curare". Suva concorda: «La costanza e la coerenza nel propagare le regole vitali nei posti di lavoro è sicuramente una strategia pagante». Il problema di fondo è la scarsa percezione dei pericoli e dei rischi connessi a comportamenti radicati nella routine giornaliera delle persone. È, molto spesso, un problema di mentalità e per cambiarla il lavoro deve essere costante e a lungo termine. Una serie di misure concrete di sensibilizzazione è presente sul sito ufficiale.

Vantaggi per tutti - Episodi di trascuratezza delle norme sono ancora presenti, ma in generale la situazione è migliorata negli ultimi vent'anni, sia in termini di sicurezza che di tutela della salute sui posti di lavoro. «Siamo fiduciosi che si riusciranno a ottenere ulteriori miglioramenti a beneficio, non solo dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche dell’economia stessa». Suva ricorda: «Dietro un infortunio sono presenti non solo tragedie umane, dolore e sofferenze, ma anche costi di cui la società tutta se ne assume indirettamente l’onere: insieme possiamo e dobbiamo migliorare la percezione dei pericoli applicando le regole vitali».

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