«La polizia si trova molto spesso di fronte gli stessi personaggi»

Sulle zone "calde" di Lugano, la capo Dicastero sicurezza, Karin Valenzano Rossi, difende l'operato della polizia: «Gli agenti intervengono per interrompere gli episodi di violenza. Poi tocca a chi giudica i reati comminare le giuste sanzioni»
Sulle zone "calde" di Lugano, la capo Dicastero sicurezza, Karin Valenzano Rossi, difende l'operato della polizia: «Gli agenti intervengono per interrompere gli episodi di violenza. Poi tocca a chi giudica i reati comminare le giuste sanzioni»
LUGANO - «A me fa sempre un po' sorridere quando, soprattutto a margine degli episodi di cronaca incresciosi, poi l'unica responsabile di tutto è la polizia». A toccare la questione, durante la conferenza stampa del bilancio d'attività 2025 della Polizia di Lugano, è stata la municipale Karin Valenzano Rossi, capo Dicastero sicurezza e spazi urbani. E il pensiero, con il pilota automatico, va soprattutto agli episodi avvenuti alla Pensilina Botta. L'ultimo di questi, la sera dello scorso primo maggio.
Il cortocircuito, lamenta Valenzano Rossi, avviene in quello che di regola è lo step successivo dell'azione degli agenti. «La polizia interviene, cerca di limitare e di interrompere gli episodi di violenza che si stanno realizzando. Dopodiché la palla passa a chi fa le inchieste. E se non c'è un seguito rispetto agli eventuali reati che sono stati commessi in occasione di questi episodi violenti, poi evidentemente non funziona la deterrenza rispetto a quella che è la sanzione».
Detto in altre parole, quello che dovrebbe essere il meccanismo si inceppa e «la polizia si trova molto spesso di fronte agli stessi soggetti che si trovano coinvolti in questo tipo di episodi». «Perché una sicurezza sia garantita, serve che gli autori di eventuali reati, vengano poi perseguiti ed eventualmente anche sanzionati. Questo è un compito dello Stato in generale, non è un compito di polizia».
Appurato questo aspetto, cosa può fare la polizia più di quanto già viene fatto? Soprattutto quando si parla di punti particolarmente "caldi", come, appunto, la Pensilina in centro città o la stazione. «Si può cercare di capire se ci sono delle dinamiche che si creano e quindi cercare di interrompere prima queste dinamiche; quali possono essere i fattori di attrazione di particolari episodi di violenza in città e poi intervenire e cercare di lavorare sia con la prevenzione che con l'intervento tempestivo. Quindi con una maggiore presenza, per poter intervenire sempre più tempestivamente. Questo è il lato polizia. Come detto, la polizia non è l'unico attore della sicurezza, è quello della sicurezza immediata», ci spiega la capo Dicastero sicurezza a margine della conferenza.
La municipale respinge però le malelingue secondo cui alcuni comportamenti sarebbero in parte tollerati perché "meglio lì, dove si possono controllare, che rischiare che si spostino altrove". «No, a mio modo di vedere questo non c'entra». E parlando proprio della Pensilina, la situazione è legata «alla conformazione di quel luogo come luogo di passaggio, non particolarmente pregiato. Oggi è un non luogo». Nei prossimi anni la situazione tuttavia cambierà. Fisicamente, con la riqualifica del piazzale ex Scuole. E «con l'aspettativa che la riqualifica di quel comparto poi possa permettere un miglioramento anche in termini di sicurezza».
Cortocircuiti, narrativi e normativi
Quello nella catena tra l'azione di polizia e la successiva fase d'inchiesta non è però l'unico «cortocircuito» toccato nel corso dell'incontro con la stampa. In particolare, è stato ricordato il caso del pestaggio avvenuto, sempre alla Pensilina, lo scorso primo agosto, «quando la città era presidiata non solo dalla polizia di Lugano, ma anche dalle altre che danno man forte». Quindi «non è unicamente la presenza che può fare da deterrente. Probabilmente il problema è un po' più ampio e va analizzato. Questa è sicuramente una necessità della città, che ci viene sottolineata anche dalla popolazione». E qui si arriva al nodo. Politico e normativo.
«Dobbiamo anche dire che ogni tanto però ci sono dei cortocircuiti tra le esigenze della popolazione, le possibilità e le esigenze operative della polizia e quello che invece magari dall'altro lato fa la politica», ha sottolineato Valenzano Rossi, con un occhio rivolto al parlamento cantonale. «Penso in particolare a certe scelte, anche normative. Penso in particolare ai restringimenti sull'attività con la videosorveglianza e o contenute in parte nella legge sulla polizia» da una parte e, dall'altra, i cittadini «senza quella sicurezza che chiedono» ─ e che «secondo i sondaggi» si erano detti non infastiditi «da una videosorveglianza quando legata a strette necessità di sicurezza».





Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!