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Timbrava in Italia, lavorava a Lugano: ecco come l'hanno beccato

Pedinamenti, appostamenti, incrocio dei dati di rilevazione delle presenze con le immagini di dove in realtà si trovasse, cioè in una ditta del Luganese regolarmente assunto: la Guardia di finanza parla di «comportamento reiterato e strutturato nel tempo»
Foto Gdf
Fonte GdF/ats
Timbrava in Italia, lavorava a Lugano: ecco come l'hanno beccato
Pedinamenti, appostamenti, incrocio dei dati di rilevazione delle presenze con le immagini di dove in realtà si trovasse, cioè in una ditta del Luganese regolarmente assunto: la Guardia di finanza parla di «comportamento reiterato e strutturato nel tempo»

VARESE/LUINO - Regolarmente assunto presso una ditta del Luganese. Con un "piccolo" dettaglio: che mentre lavorava in Ticino, faceva figurare la sua presenza presso il piccolo Comune italiano di confine dove prestava regolare servizio da dipendente pubblico, con la qualifica di manutentore del verde. Emergono nuovi dettagli intorno alla vicenda che ha per protagonista un cinquantenne che dopo avere timbrato il cartellino in Italia varcava la frontiera per arrotondare il suo stipendio statale.

La Guardia di Finanza chiede i dati inerenti il contratto alla ditta ticinese: «Non ce li hanno forniti»
La Guardia di finanza - interpellata da Tio - fornisce altri dettagli. Ad esempio sul fatto che pur avendo richiesto alla ditta ticinese la durata temporale del contratto posto in essere, «questo dato non ci è stato comunicato, come non ci sono stati comunicati neanche gli emolumenti che gli sono stati corrisposti a fronte dell'opera lavorativa» ci viene riferito.

Un modus operandi collaudato: timbratura, camioncino comunale parcheggiato nel magazzino comunale e corsa verso Lugano sull'auto privata
Il metodo era ben studiato: dopo aver raggiunto il municipio con un mezzo dell'ente e timbrato il cartellino per attestare la presenza in servizio, parcheggiava il veicolo comunale nel magazzino dell'amministrazione per poi allontanarsi a bordo della propria auto privata. Da quel momento, secondo l'accusa, l'uomo si sarebbe dedicato ad attività personali e, in più occasioni, avrebbe oltrepassato il confine di Stato per lavorare alle dipendenze di un'impresa - presumibilmente dello stesso ramo - con sede appunto nel Luganese.

«Anche durante il periodo di aspettativa lavorava in Svizzera»
Le indagini delle Fiamme Gialle, condotte attraverso servizi di osservazione, pedinamenti e accertamenti incrociati sulle timbrature e sugli spostamenti del dipendente, avrebbero però consentito di documentare la sequenza di illeciti (nel primo comunicato diffuso stamane si parlava di 18 episodi) e un comportamento definito «reiterato e strutturato nel tempo». Questo - come conferma a Tio la GdF - fa ipotizzare che gli episodi siano molti di più dei 18 riferiti in un primo tempo. «Eh sì - ci viene spiegato - perché poi lui aveva fruito anche di un periodo di aspettativa dall'attività lavorativa in Italia e poi si recava a lavorare in Svizzera». L'uomo, ci viene confermato, lavorava da molto tempo alle dipendenze del Comune italiano di confine.

Celle telefoniche e telecamere dei Comuni limitrofi determinanti
Determinante per arrivare alla scoperta del sistema messo in atto si è rivelato l’incrocio tra le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nei comuni limitrofi e i dati telefonici, che hanno permesso di ricostruire, con precisione, gli spostamenti del dipendente pubblico durante l’orario di lavoro. Il confronto con le timbrature ha così consentito di accertare gli episodi di assenza ingiustificata.

L'attività investigativa avrebbe evidenziato quindi come il lavoratore risultasse formalmente in servizio presso il Comune anche durante le ore trascorse fuori sede. Una circostanza resa plausibile, secondo gli investigatori, dal tipo di mansioni svolte, legate alla manutenzione del verde pubblico e quindi spesso effettuate all'esterno degli uffici comunali. La posizione dell'uomo è ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.

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