«Sono stata trattata come spazzatura»: parlano le donne sfruttate nelle case dei ricchi

È in corso il processo della famiglia che per anni avrebbe sfruttato donne provenienti dalla Serbia, facendole lavorare 7 giorni su 7, 16 ore al giorno, nella località esclusiva di Gstaad
THUN - È iniziato oggi a Thun, in canton Berna, il processo che vede protagonista una famiglia che per anni a Gstaad avrebbe sfruttato quaranta donne provenienti dalla Serbia, costringendole a lavorare in condizioni disumane.
Le vittime pulivano in chalet e hotel di lusso, per alcune delle persone più ricche della Svizzera...ma lavoravano 7 giorni su 7, fino a 16 ore al giorno, pagate 1'500 franchi al mese. E dovevano risultare invisibili.
Gli imputati sono una coppia serba di 75 e 69 anni e la loro figlia. La procura li accusa di tratta di esseri umani, estorsione, coercizione, minacce, lesioni personali, falsificazione di documenti, appropriazione indebita, usura e frode fiscale.
Oggi però la moglie non era presente in tribunale: «Ha un cancro ai polmoni», ha spiegato il marito, precisando che è fortemente limitata nei movimenti.
«Ho paura di loro»
A prendere la parola, durante il dibattimento, è stata una delle vittime. «Sono nervosa, stressata e ho paura», ha detto, spiegando che attualmente non sta bene psicologicamente e assume antidepressivi. Questo perché ancora oggi lotta con ciò che ha vissuto nel 2019 a Gstaad.
«Sono stata trattata come spazzatura», ha sottolineato. «Poiché il mio salario era molto basso, sono venuta in Svizzera. Avevamo molti debiti». E voleva cogliere l’opportunità per ripagarli.
Secondo le sue dichiarazioni, le erano stati promessi 1'000 franchi al mese, ma non li ha mai ricevuti: «Con i soldi guadagnati ho potuto solo pagare il viaggio di ritorno in Serbia».
Il giudice ha chiesto quindi alla vittima come descrive l’imputata principale (la moglie): «È piena di complessi, si considera una grande personalità e pensa che tutti gli altri non capiscano nulla». Ha affermato quindi di avere ancora paura di lei: «Ho paura che possano fare del male alla mia famiglia».
«Ha picchiato e sputato addosso ad altre donne»
Riguardo invece al 75enne la signora ha dichiarato che «con me non ha fatto nulla di grave. Ma ha picchiato e sputato addosso ad altre donne».
Le malcapitate, è emerso, erano poi continuamente sottoposte a una forte pressione, tanto che una sarebbe stata minacciata di licenziamento solo per aver posizionato male un cuscino. Questo, ha detto il giudice, è emerso da una conversazione telefonica in cui ha definito un'altra donna "una vacca".
Il 75enne avrebbe inoltre minacciato di morte una delle vittime nel caso si fosse rivolta alla polizia: «Non c’è alcuna possibilità che io abbia detto una cosa del genere», ha replicato lui.
Minacce pesanti
Ma c'è di più. All’imputato viene contestato di aver detto a una donna che l’avrebbe «stuprata» se l’avesse vista in Serbia. Interpellato su questo punto, lui ha alzato la voce: «Non è vera neanche una lettera, figuriamoci una parola intera. È tutto inventato».
Il processo proseguirà nei prossimi giorni e la sentenza è attesa per metà giugno.



