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SVIZZERA

Crimini contro Jenisch e Sinti: «Indagini ancora lacunose»

Lettera aperta di undici scienziati a Consiglio federale e Cantoni: chiesta un'inchiesta indipendente
Depositphotos (info.grabowski-foto.pl)
Fonte Ats
Crimini contro Jenisch e Sinti: «Indagini ancora lacunose»
Lettera aperta di undici scienziati a Consiglio federale e Cantoni: chiesta un'inchiesta indipendente

BERNA - I crimini commessi contro i Jenisch e i Sinti nel XX secolo in Svizzera non sono stati finora sufficientemente indagati. Lo sostengono undici scienziati in una lettera aperta indirizzata al Consiglio federale, al Parlamento e alla Conferenza dei governi cantonali, resa pubblica lunedì. Gli accademici chiedono una revisione approfondita e l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente.

Secondo i firmatari, i rapporti e le indagini condotte finora hanno messo in luce singoli aspetti della persecuzione sistematica. Questi lavori hanno costituito la base per il parere giuridico internazionale pubblicato nel febbraio 2025, che ha qualificato le azioni legate all’Opera di soccorso per i bambini della strada come crimini contro l’umanità.

Tuttavia, il parere e le pubblicazioni scientifiche precedenti evidenziano ancora «notevoli lacune» nell’analisi, tali da non permettere di cogliere l’intera portata della persecuzione. In particolare, mancano indagini sul ruolo dei cantoni e dei comuni, sulle misure coercitive di natura psichiatrica – come sterilizzazioni e internamenti – e sulla sorte e il contenuto degli atti prodotti dagli attori coinvolti.

Restano inoltre aperti interrogativi sulle conseguenze che si protraggono fino a oggi per le famiglie e le comunità colpite, così come sul numero complessivo delle persone interessate dalla persecuzione. «Non si sa nemmeno quante persone siano state coinvolte», sottolinea la lettera.

Il 20 febbraio dello scorso anno il Consiglio federale ha riconosciuto che la persecuzione sistematica dei Jenisch e dei Sinti in Svizzera – nell’ambito dell’Opera di soccorso per i bambini della strada della Fondazione Pro Juventute, con la collaborazione delle autorità e la partecipazione di altri attori – deve essere qualificata come crimine contro l’umanità. Il 27 aprile di quest’anno anche il Consiglio nazionale ha adottato questa posizione.

Tra i firmatari figurano, tra gli altri, lo storico zurighese Jakob Tanner, lo storico basilese Walter Leimgruber, la giurista neocastellana Nadja Capus e il penalista e criminologo bernese Jonas Weber.

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