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L’allarme di Tito Bravo: «Quanti pericoli nascosti nella movida luganese»

Per il noto imprenditore della notte diversi esercizi pubblici cittadini potrebbero essere più pericolosi di quanto si pensi.
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L’allarme di Tito Bravo: «Quanti pericoli nascosti nella movida luganese»
Per il noto imprenditore della notte diversi esercizi pubblici cittadini potrebbero essere più pericolosi di quanto si pensi.

LUGANO - «Secondo me c’è un problema nei controlli della sicurezza dei locali di Lugano, soprattutto per esercizi più piccoli come bar e ristoranti». A parlare è Tito Bravo, noto imprenditore della movida luganese ed ex proprietario di discoteche storiche come Nyx, Privilege e Pascià di Lamone, oggi titolare del Blu Martini. In passato ha gestito anche ristoranti e bar come il Papilla a Tesserete e il Lugangeles, vicino al Parco Ciani.

«Dopo la tragedia de Le Constellation, a Crans-Montana, urge fare chiarezza sulle differenze che esistono tra una discoteca e un bar – spiega Tito Bravo –. Questa disparità può rendere molti locali potenzialmente pericolosi».

Secondo l’imprenditore, le discoteche sono strutture progettate appositamente per il ballo, con spazi adeguati a questo tipo di attività. «Il Blu Martini, per esempio, ha una superficie di 200 metri quadrati e una capienza massima di 150 persone, dove i ragazzi possono ballare liberamente, in sicurezza». Diversa, invece, la situazione di molti bar: «Sono locali pensati per il consumo di bevande, che, con il passare delle ore, si trasformano in disco-bar, dove si balla, ma in spazi più ristretti e non adeguati».

Un fenomeno sempre più diffuso. «Le abitudini della movida sono cambiate: una volta la serata iniziava al bar e poi si andava in discoteca. Oggi, in molti casi, inizia e finisce al bar, che da luogo di aperitivi si trasforma rapidamente in pista da ballo». Una trasformazione che, spiega, richiede poco: «Bastano luci, un dj e un impianto audio: si spostano tavoli e sedie e lo spazio diventa una pista improvvisata».

Il problema, secondo Bravo, è che questi spazi non sono progettati per ospitare persone che ballano o per gestire affollamenti prolungati: «In caso di evacuazione, le vie di fuga sono poche (spesso una sola) e talvolta ostruite, con il rischio che, in caso di incidente, si crei un effetto tappo».

A questo si aggiunge l’assenza di un sistema di conteggio per verificare la capienza massima. «Nelle discoteche, invece, il numero di clienti viene controllato all’ingresso. Al Blu Martini utilizziamo un contatore elettronico: superata la capienza, non entra più nessuno». Secondo l’imprenditore, nei bar spesso non esistono sistemi analoghi per monitorare la capienza massima. «Inoltre la trasformazione da bar a discoteca avviene spesso senza un cambio ufficiale della destinazione d’uso e senza che vengano applicate le stesse misure previste per i locali concepiti per gestire grandi afflussi di pubblico».

L’alta affluenza, un fattore determinante - In Ticino, le misure antincendio sono regolate dalla Legge sulla protezione antincendio (LPA) e dal relativo Regolamento (RPA), in vigore dal 2024. Le discoteche, considerate strutture più sensibili dal punto di vista della sicurezza anche per la concentrazione di pubblico in movimento, sono sottoposte a controlli più frequenti, da rinnovare ogni cinque anni, contro i dieci previsti solitamente per bar e piccoli esercizi.

Al Blu Martini, racconta l’imprenditore, i controlli sono ancora più serrati: «I periti antincendio verificano la sicurezza ogni due anni con grande rigidità». Il Blu Martini, lo ricordiamo, rientra inoltre nella lista dei dodici locali “sensibili” pubblicata dalla Città di Lugano nel 2018. «Da allora – aggiunge Bravo – i controlli sono diventati costanti e severi, obbligandomi a mantenere costantemente la conformità».

Una rigidità che, secondo lui, non vale però per numerosi bar e ristoranti. «In base alla mia esperienza, posso dire che in molti bar la certificazione antincendio viene fatta solo all’apertura, e per anni nessun perito torna a controllare».

Criticità sui materiali - Bravo rincara la dose: «Nei bar, gli estintori sono spesso insufficienti rispetto a superficie e capienza», sottolinea. E aggiunge: «Lampade di carta, tende, rivestimenti e oggetti in legno vengono acquistati nei negozi comuni, o "fai da te", senza alcuna certificazione ignifuga». Secondo le norme antincendio svizzere (VKF), i materiali decorativi utilizzati nei locali pubblici devono essere certificati (classi RF1 o RF2); senza certificazione ufficiale non sono conformi.

L’appello - L’allarme di Tito Bravo è chiaro: «La movida è cambiata, ma la sicurezza non ha tenuto il passo». Discoteche sottoposte a controlli rigorosi convivono con bar e ristoranti trasformati in mini-discoteche senza verifiche adeguate. «Dopo Le Constellation, il dibattito sulla sicurezza dei locali pubblici a Lugano dovrebbe essere più urgente che mai».

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