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Lucido, ma solo dopo aver attraversato il caos

In "No No Note", il nuovo singolo di Dose, c'è tutto il peso delle parole non dette e delle voci che distorcono la realtà
DOSE
Lucido, ma solo dopo aver attraversato il caos
In "No No Note", il nuovo singolo di Dose, c'è tutto il peso delle parole non dette e delle voci che distorcono la realtà

BELLINZONA - “No No Note”, il nuovo singolo di Dose, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 27 febbraio, è entrato venerdì 6 marzo nelle rotazioni radiofoniche.

Il più recente lavoro del rapper ticinese racconta il tempo sospeso delle notti insonni, trasformate in uno spazio di riflessione, errore e sopravvivenza emotiva. Tra ripetizioni ipnotiche e immagini dirette, il brano attraversa il peso delle parole non dette, delle voci esterne che deformano la verità e delle relazioni che, nei momenti di fragilità, diventano ancora più decisive.

Al centro del racconto di Dose, nome d'arte di Devid Nicolò, c’è la memoria delle notti difficili: quelle che restano impresse e contribuiscono a formare chi le attraversa. Tra scelte sbagliate, giudizi altrui e una crescente disillusione verso il “gioco” della sorte, l’artista mette in scena un conflitto costante tra ciò che consiglia agli altri e ciò che vive in prima persona. Ne emerge una lucidità che arriva solo dopo aver attraversato il caos.

Il ritornello, ripetuto come un mantra, rafforza l’idea di una vita costruita più sulle veglie che sul riposo, più sull’osservazione che sull’azione impulsiva. In questo scenario le notti diventano un vero e proprio archivio emotivo: situazioni storte, errori, verità distorte e legami fondamentali che hanno permesso di andare avanti, nonostante tutto.

Attivo ormai da oltre un decennio sulla scena ticinese, la sua produzione ha avuto un notevole sviluppo grazie a una nuova collaborazione artistica che ha mantenuto al centro del discorso la cosa più importante: la parola. La riflessione finale è affidata allo stesso Dose: «Questo pezzo nasce di notte, come quasi tutte le cose che mi restano addosso. È stato scritto in momenti in cui dormire era impossibile e pensare era l’unica opzione. Parla di errori, di gente che parla troppo e di situazioni che ti restano impresse anche quando vorresti dimenticarle. Non è un brano di rivalsa, è un brano di consapevolezza: a un certo punto capisci che non puoi continuare a giocare con la sorte e che certe notti, anche se fanno male, ti insegnano più di qualsiasi giorno. Dentro c’è la mia storia, le mie contraddizioni e il peso delle parole che girano intorno al mio nome. È uno di quei pezzi che non ho cercato di addolcire, perché doveva restare vero».

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