Quando l’Italia comprò una ferrovia svizzera

Si tratta dei nove chilometri che salgono sul Monte Generoso: nel 1916 l'infrastruttura rientrò nei piani difensivi elaborati dal generale Cadorna nel corso della Prima guerra mondiale
MENDRISIO - "Una ferrovia all’incanto". Titolava così la Gazzetta Ticinese nel gennaio di 110 anni fa, dando la notizia che il 21 febbraio di quel 1916 l’Ufficio Esecuzioni e Fallimenti di Mendrisio avrebbe ospitato la vendita all’incanto delle proprietà mobili e immobili della Società Anonima Monte Generoso. Quindi la ferrovia, così come i terreni, i mobili e gli alberghi. La base d’asta? 605’200 franchi dell’epoca (corrispondenti a qualche milione di franchi attuali).
Fin qui nulla di apparentemente anomalo: sembrerebbe trattarsi di una transazione commerciale come ne accadono. La messa all’asta era la diretta conseguenza del fallimento della Banca Credito Ticinese di Locarno. All’epoca, peraltro, l’intero impianto era inattivo, a causa della Prima guerra mondiale.
La volontà di Roma - Ma un documento, emerso nel 1952 tra le carte dello statista comasco Paolo Carcano, getta una luce differente sulla vicenda. Lo scoprì il giornalista Dante Severin, che stava «investigando le carte personali» del più volte ministro, del quale anni dopo realizzò una biografia. In quel dattiloscritto di sole nove righe, una “nota verbale” in uso come corrispondenza riservata tra i vari ministeri, emerge come Carcano - che gestiva il dicastero del Tesoro - fosse stato autorizzato a prendere accordi con la Banca d’Italia per far sì che lo Stato italiano acquisisse la ferrovia del Monte Generoso e le relative proprietà. Roma, quindi, aveva dato il via libera allo stanziamento della somma alla Banca Svizzero Americana di Lugano. La vendita fu finalizzata alla somma di 607mila franchi svizzeri.
All'oscuro di Berna - «All’incanto potranno prender parte solo quelle persone o Società che avranno ottenuto previa autorizzazione del Consiglio federale», scriveva allora la Gazzetta Ticinese. Berna, quindi, era a conoscenza dell’interesse di Roma nella ferrovia ticinese? Pare proprio di no: a compiere materialmente l’acquisto fu la “Nuova Società del Monte Generoso”, «creata d’intesa con la Banca d’Italia per speciale raccomandazione (sic) del Comando Supremo dell’Esercito» italiano. Nel consiglio di amministrazione della società figurava, tra gli altri, l’avvocato Melchisedecco Gandola, stretto collaboratore del ministro Carcano. E fu lui a confermare l’avvenuta transazione a Severin, a distanza di decenni.
Massima segretezza - Le autorità svizzere rimasero quindi all’oscuro dell’acquisizione del Governo italiano. Lo stesso vale per i partecipanti elvetici della neonata società. «Giustamente, essi non dovevano esserne a parte data la delicatezza della vicenda e per non offendere i loro sentimenti di cittadini di un paese neutrale». Gandola confermò esplicitamente questa circostanza a Severin. Il quale, peraltro, dubita che lo Stato maggiore elvetico, «per lunga tradizione sempre e benissimo informato di tutto quanto avviene lassù, non abbia indagato sui motivi che avevano spinto una banca, a compartecipazione straniera, nell’acquisto di una ferrovia ai confini di un Paese belligerante».
Una questione strategica - Già, ma quale interesse aveva l’Italia nell’acquisto della ferrovia del Monte Generoso? Com’è noto, il capo di Stato maggiore generale Luigi Cadorna aveva il concreto timore che la Germania violasse la neutralità elvetica (sull’esempio di quanto capitato in Belgio) e potesse aggredire il fronte italiano alle spalle. Si spiega così il sistema di fortificazioni difensive, noto tutt’oggi come Linea Cadorna, e il piano maturato negli uffici militari romani di mettere le mani sulla strada ferrata di nove chilometri, che avrebbe consentito in breve tempo di trasferire uomini e mezzi dalla zona pianeggiante del Mendrisiotto fino alla sommità del Monte Generoso e da qui in Valle Intelvi, «ove organizzare un formidabile caposaldo di operazioni difensive e offensive contro un esercito calante dalle Alpi».
Una storia che continua - Fortunatamente, le cose andarono diversamente: la Svizzera non fu invasa dalle truppe tedesche e non fu necessario allestire un ridotto operativo sui monti lariani. La Ferrovia Monte Generoso visse poi anni travagliati, con un nuovo fallimento nel 1939. Finché nel 1941 Gottlieb Duttweiler (il signor Migros) acquistò l’impianto e lo rilanciò. La storia della strada ferrata, con alterne fortune, arriva fino a oggi, con le corse attive solo nei fine settimana e festivi fino al 29 marzo e poi con la ripresa del servizio giornaliero.



