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Tenuta Bally in liquidazione, il responsabile: «Un disguido»

Per diversi operatori del settore era un crisi annunciata e tra i fornitori c'è chi riferisce di pagamenti in ritardo e in contanti che facevano presagire il peggio.
TiPress
Tenuta Bally in liquidazione, il responsabile: «Un disguido»
Per diversi operatori del settore era un crisi annunciata e tra i fornitori c'è chi riferisce di pagamenti in ritardo e in contanti che facevano presagire il peggio.

LUGANO - Fallita, anzi no... Ma i dubbi restano. Secondo Samuele Righitto, responsabile della Tenuta Bally & Von Teufenstein, la recente messa in liquidazione della società sarebbe il risultato di un semplice intoppo amministrativo. Un «problema tecnico», lo definisce, già in via di soluzione e destinato a rientrare in tempi brevi.

Una versione, questa, che - riporta oggi il CdT - non convince tutti. Diversi operatori del settore riferiscono che da mesi la storica azienda vitivinicola di Breganzona mostrava segnali di affanno: ritardi nei pagamenti, forniture saldate solo in contanti e numerosi precetti ricevuti sono elementi che, per alcuni creditori, lasciavano presagire l’esito attuale.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di crisi del comparto vinicolo. I consumi continuano a diminuire e i produttori svizzeri, meno competitivi sui prezzi rispetto ai concorrenti esteri, ne subiscono pesantemente le conseguenze. Come sottolinea Andrea Conconi, presidente dell’Interprofessione della vite e del vino ticinese (IVVT), la pressione sul settore primario è crescente e i redditi dei viticoltori sono in costante calo.

Fa comunque rumore il fallimento, deciso il 22 gennaio dalla Pretura di Lugano, di una cantina con oltre un secolo di vita. Anche Guido Marty, affittuario della parte agricola della tenuta, ammette di non aver immaginato una situazione così compromessa, pur riconoscendo alcune difficoltà. A suo avviso, l’agricoltura offre maggiore flessibilità rispetto alla viticoltura, dove le coltivazioni non sono facilmente riconvertibili.

I proprietari, eredi di Ernst Otto Bally, avrebbero valutato la vendita dell’intera proprietà di 80 ettari, ma i vincoli e le elevate valutazioni rendono complessa l’operazione. La gestione, affidata a due società distinte, è rimasta quindi invariata fino al fallimento di quella vitivinicola. Tra gli addetti ai lavori c’è chi parla di crisi annunciata e di scelte gestionali sbagliate, come la vendita sottocosto. Accuse respinte dal responsabile Simone Righitto, che ribadisce la continuità operativa dell’azienda e minimizza l’accaduto come un passaggio temporaneo.

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