Cerca e trova immobili
LUGANO

«È stato un momento emozionante»

A poche settimane dalla demolizione completa dell’ex Macello di Lugano, raccontiamo l’emozione di chi ha potuto tornare a rivivere uno spazio simbolico rimasto chiuso per anni.
TiPress
«È stato un momento emozionante»
A poche settimane dalla demolizione completa dell’ex Macello di Lugano, raccontiamo l’emozione di chi ha potuto tornare a rivivere uno spazio simbolico rimasto chiuso per anni.

LUGANO - Si è parlato di chiavi (non quelle di San Pietro), di macerie da rimuovere, di feste (autorizzate o meno) e di nuovi progetti in rampa di lancio. L’ex Macello di Lugano è tornato a far discutere la politica cittadina a ridosso della fine dello scorso anno.

Il mistero delle chiavi - Il motivo? Le giornate, concordate tra autogestiti e Municipio, pensate per permettere il recupero degli oggetti personali rimasti all’interno della struttura dopo la sua demolizione parziale, avvenuta nel 2021.

Il termine ultimo per questa fase è stato fissato a sabato 31 gennaio. Dopodiché la palla passerà agli architetti, che inizieranno le analisi preliminari per poter avviare definitivamente il progetto del Campus universitario Matrix.

Un semplice mordi e fuggi? - Insomma, ancora poche settimane e poi quelle macerie, rimaste quasi congelate per anni ai bordi del Cassarate, spariranno del tutto.

Sullo sfondo, offuscata dalla polemica su come le chiavi dell’area siano finite in mano agli autogestiti, si è però forse perso il vero significato di quei momenti. Perché non si è trattato di un semplice mordi e fuggi per recuperare qualche installazione artistica, qualche vecchio cd o fare un po’ di baldoria. Tornare a rivivere quegli spazi, per molti ragazzi, ha significato reimmergersi in ricordi ed emozioni che solo le ruspe avevano (in parte) cancellato.

Come si è svolta la riapertura - «È stato un momento toccante. Non solo per me: era qualcosa di contagioso, l’emozione si percepiva nell’aria», ci racconta Marco*, oggi trentenne. «Il giorno della riapertura non c’erano infatti solo le persone che frequentavano l’ex Macello prima dello sgombero, ma anche molti ragazzi affascinati da quei luoghi di cui avevano sentito solo parlare».

Marco ci tiene a precisare di non aver mai fatto parte del gruppo degli autogestiti, ma di aver sempre considerato l’ex Macello «una tappa obbligatoria di ogni weekend». E attraverso il suo sguardo, che ha vissuto quell’ambiente tra i 16 e i 22 anni, cerchiamo di capire cosa resta oggi, alla luce dell’imminente demolizione. «Oltre ai concerti, c'erano una cucina e un bar con prezzi molto popolari». Per chi suonava in una band, invece «era l’occasione per debuttare su un palco e per disporre di una sala prove gratuita. Offriva a tutti la possibilità di fare un po’ di apprendistato».

Uno spazio di aggregazione - Chi metteva piede all’interno dell’ex Macello «era cosciente di entrare in un luogo politicizzato e con una certa autonomia dalle istituzioni. E non poteva essere altrimenti. Però non tutto quello che si svolgeva al suo interno era connotato politicamente. Ti faccio un esempio concreto: una sera potevi trovare un concerto reggae di beneficenza per gli zapatisti messicani (quindi un evento molto schierato) mentre il giorno dopo un gruppo thrash metal che difficilmente avrebbe trovato un altro locale per suonare».

Come ti spieghi allora l'emozione legata alla riapertura (seppure momentanea) di quei cancelli? «Quando un locale oppure un centro sociale chiude definitivamente, lo fa quasi sempre con una serata finale. Questo non è avvenuto nel caso dell’ex Macello Al contrario, c’è stata una rottura netta e traumatica. La demolizione, le manifestazioni di protesta (che ricordiamo hanno coinvolto migliaia di persone) e gli strascichi legali hanno aperto una ferita in una fetta della popolazione luganese. Tornarci, quindi, ha assunto una valenza fortemente emotiva».

Strumenti e volantini degli eventi - All’interno, tutto sembrava essere rimasto immutato. «Ho saputo della riapertura (n.d.r. sabato 20 dicembre) all’ultimo momento, tramite il passaparola. Abbiamo ritrovato tanti vecchi oggetti, qualche strumento musicale. Un ricordo particolarmente toccante è stato scoprire i volantini e i flyer degli eventi che si sarebbero dovuti svolgere nel 2021».

Ora, come detto, anche quelle ultime macerie verranno sgomberate. «La ferita però non riuscirà a cicatrizzarsi, per il semplice fatto che quel luogo non è stato ancora sostituito. Inoltre, quell’edificio aveva un valore storico. Per chi è cresciuto a Lugano, trovo che sia sempre più difficile riconoscersi nella propria città, con una percentuale di abbattimenti e distruzioni così alta. È una questione di geografia: ci sono luoghi con i quali ognuno ha un rapporto particolare e che, se vengono abbattuti, danno una percezione simile a quella di vedere demolita la casa in cui si è cresciuti».

«Si può discutere su cosa siano gli autogestiti e cosa sia stato l'ex Macello», conclude Marco, «ma per me l’aspetto più importante, e che spero venga riconosciuto maggiormente, è che è stato un luogo di aggregazione, un centro sociale centrale nella vita e nella storia di molti luganesi. E non per qualche anno, ma per un arco di tempo che supera i vent’anni».

*Nome di fantasia, il vero nome è noto alla redazione

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE