«La Cornèr Arena è di nuovo una bolgia»

Capitano non giocatore nella finale del 2018, tifoso oggi: Alessandro Chiesa racconta Lugano-Zurigo
«Fuori in "quei" playoff? Fu tosta. Questo Lugano ha riportato entusiasmo»
Capitano non giocatore nella finale del 2018, tifoso oggi: Alessandro Chiesa racconta Lugano-Zurigo
«Fuori in "quei" playoff? Fu tosta. Questo Lugano ha riportato entusiasmo»
LUGANO - Ancora un po’ di pazienza e i tifosi del Lugano potranno tornare a respirare la frizzante aria dei playoff. Sabato comincerà infatti la serie contro lo Zurigo, avversario che nel popolo bianconero evoca ricordi agrodolci.
Ricorda l’ultima postseason vissuta da protagonisti. Ricorda una dolorosissima sconfitta in finale. In gara-7. In casa.
Ricorda un momento difficile ad Alessandro Chiesa che di quel Lugano, era il 2018, era il capitano. Capitano non giocatore però, perché proprio alla vigilia di quei playoff, in un match inutile a Davos, il difensore si ruppe il tendine di Achille destro, terminando anzitempo la sua annata.
«È stata tosta, devo ammetterlo - ci ha raccontato proprio Chiesa, ora Direttore Sezione Giovanile HCL - Ogni giocatore si prepara fin dall’inizio della stagione proprio per i playoff, per giocare certe partite, per vivere determinate emozioni…».
Fu difficile fare da spettatore?
«Devo dire che Ireland (coach di quel Lugano, ndr) fu molto bravo a coinvolgemi. Mi diede compiti di analisi a supporto dello staff tecnico e questo sicuramente mi aiutò; stare in tribuna fu però davvero difficilissimo. Diciamo che stare fuori senza poter dare alcun contributo mi fece capire perfettamente cosa prova un tifoso. Un leone in gabbia: ecco qual è la definizione più corretta per descrivere come mi sentii».
Più fatica sugli spalti che in pista.
«Quando giochi sai quelli che devi fare. Lotti, sei nel tuo… Per 60’ vivi quasi una vita parallela. Da fuori invece sei lì, fermo, non puoi dare una mano. Che fatica. E poi la delusione… sarà stato il fatto di non potermi sfogare sul ghiaccio, ma fu davvero grande».
Julian Walker ha ammesso di pensarci spesso ancora adesso.
«Anche per me è così. Non posso dire che accada tutti i giorni. In questo periodo dell’anno però, quando mi tornano in mente tutte le avventure della carriera, qualche parolaccia la dico ancora».
Quel Lugano si fermò a un passo dal titolo contro lo Zurigo. Questo riparte proprio dai Lions. Ci sono delle analogie tra le due squadre?
«Il modo in cui approcciano le partite mi viene da dire. La solidità difensiva poi: da quel punto di vista i bianconeri di oggi sono infatti messi molto bene. Come d’altronde il mio Lugano: eravamo pronti a sacrificarci l’uno per l’altro».
A questi playoff si guarda quindi con fiducia?
«Assolutamente. Questa squadra ha riportato entusiasmo, riavvicinando la tifoseria con la quale ora è un tutt’uno. E avere i tifosi dalla tua parte è fondamentale. Soprattutto qui: quando la Cornèr Arena è piena l’ambiente è davvero infuocato».
Il fattore pista vale davvero così tanto?
«Quando giochi non senti nulla, sei come in una bolla. Ma quando ti fermi, sei in panchina… la pista che spinge la senti. I tifosi ti danno entusiasmo. Nel 2018 ricordo una bolgia».
Si parla di playoff, di Cornèr Arena, di ZSC: tutto ciò vale anche per la U21 bianconera, stasera (mercoledì) impegnata alle 20.15 in gara-2 della semifinale.
«Abbiamo perso gara-1. Stasera il calore del pubblico ci servirebbe davvero. Spero i tifosi possano spingere i nostri ragazzi».








