Dentro la torre di controllo: «Restare in Ticino è una questione di cuore»

A Lugano con Peter Merz, ex comandante delle Forze aeree svizzere e oggi Ceo di Skyguide: «Così garantiamo la sicurezza dei cieli. La guerra? Per noi l'impatto è limitato»
A Lugano con Peter Merz, ex comandante delle Forze aeree svizzere e oggi Ceo di Skyguide: «Così garantiamo la sicurezza dei cieli. La guerra? Per noi l'impatto è limitato»
AGNO - Entrare nella torre di controllo dell'aeroporto di Lugano-Agno non capita tutti i giorni. Specie se ad accompagnarci è Skyguide, fornitore di servizi per il controllo del traffico aereo civile e militare che, nel 2025, ha garantito la gestione in sicurezza di «oltre un milione di voli sulla Svizzera (+1,3% rispetto al 2024)», come ci spiega il Ceo dell'azienda, Peter Merz, ex comandante delle Forze aeree svizzere. Si tratta di voli IFR, per i quali i piloti si affidano anche alle istruzioni del controllo del traffico aereo.
Dentro la torre di controllo - Con il nuovo numero uno di Skyguide («ormai da 130 giorni») saliamo le scale a chiocciola che ci portano all'interno della cabina di controllo, in una mattinata di sole. La pista vista dall'alto e le montagne innevate offrono uno scorcio mozzafiato. «Ci occupiamo di garantire la sicurezza dello spazio aereo: diciamo agli aerei dove si trovano, in modo tale da evitarsi a vicenda - ci spiega un giovane controllore -. Inoltre garantiamo un flusso efficiente per evitare ritardi: gestiamo la pista, gli atterraggi, le partenze e i flussi di traffico degli aeromobili».
«Lugano come Locarno, è una questione di cuore» - «Assicuriamo precisione e sicurezza. E a Lugano, così come a Locarno, vogliamo restare: è una questione di cuore», dichiara Merz. È lui a spiegarci che le operazioni, tra atterraggi e decolli, sullo scalo luganese sono state lo scorso anno quasi cinque mila: «Qui facciamo un servizio di alta qualità e abbiamo aumentato il traffico di circa il 5%. Il futuro? Vogliamo restare».
«Siamo costosi» - Le infrastrutture (70 milioni investiti lo scorso anno in attività operative e tecnologiche) e le 80 professionalità, suddivise tra 1.500 dipendenti, hanno però un costo elevato. Tanto che la società - detenuta per oltre il 99% dalla Confederazione - ha incrementato le tariffe di rotta del 38% e le tariffe di atterraggio del 24%, argomento attualmente discusso con la Commissione europea. «Siamo il servizio più caro in Europa e questo influisce sul numero di aerei sul nostro Paese». Costi elevati, dunque, per i velivoli che solcano i cieli confederati, che «nel 70% dei casi devono fare affidamento sui nostri controllori di volo».
L'impatto della crisi in Medio Oriente - Non solo voli civili. Sono stati 84 mila i voli militari che lo scorso anno hanno sorvolato i nostri cieli, assistiti da Skyguide. Ne approfittiamo per chiedere all'ex comandante delle Forze aeree svizzere se complessivamente qualcosa sia cambiato con la crisi in Medio Oriente. «Non c’è stato un grande impatto per noi: i voli delle compagnie sono diminuiti leggermente perché alcuni aerei attualmente non volano o passano fuori dal nostro spazio aereo, specialmente i voli militari».
«Una sfida non risolta» - Incoraggianti i risultati finanziari di Skyguide, con un utile di 55 milioni e ricavi operativi aumentati di 100 milioni sul 2024: «Stiamo lavorando per l'efficientamento dei costi», precisa il Ceo. «Abbiamo però un problema di sotto-finanziamento - prosegue Merz - dato che la Confederazione non paga per le nostre infrastrutture come invece fa in altri settori». È dunque il finanziamento «la sfida non risolta», che non può prescindere dal «salvaguardare la qualità dei nostri servizi per i nostri partner, clienti e passeggeri, garantendo al contempo una stabilità economica a lungo termine».
«Abbiamo bisogno di controllori di volo: venite da noi» - Infine, uno sguardo alle possibilità lavorative, dato che la compagnia si occupa anche di formare e poi assumere personale qualificato. «Abbiamo bisogno di controllori di volo: venite da noi».








