Crans-Montana, ora parla Gobbi: «Emozioni forti generano reazioni forti. Ma a tutto c'è un limite»

Il presidente del Consiglio di Stato ha preso la parola sull'alta tensione fra Svizzera e Italia: «In Svizzera la politica non comanda la giustizia».
BELLINZONA - Ha scelto Instagram, Norman Gobbi per dire la sua sull'alta tensione - montata ulteriormente nelle ultime ore - fra Italia e Svizzera in reazione al dramma di Crans-Montana.
«Il dramma di Crans-Montana è una ferita profonda nel cuore di tutti i Paesi che piangono le proprie vittime. In primis della Svizzera, che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. Emozioni forti generano reazioni forti. Ma a tutto c’è un limite», scrive il Presidente del Consiglio di Stato.
«Da settimane in Italia assistiamo a una campagna mediatica contro la Svizzera. Un conto sono gli attacchi da talk show. Un altro conto è quando un Governo sceglie deliberatamente la strada della pressione e dell’ingerenza politica. A quel punto la critica lascia spazio all’interferenza», continua Gobbi.
«Come uomo che crede nello Stato di diritto e non da ultimo come presidente della Commissione nazionale di diritto penale, sento il dovere di dirlo con chiarezza: in Svizzera la politica non comanda la giustizia, ma la rispetta. La separazione dei poteri è un principio fondamentale del nostro sistema democratico. Giudici e Procuratori pubblici decidono in autonomia, sulla base dei fatti e delle leggi in vigore», aggiunge.
«È umanamente comprensibile lo sconcerto di fronte alla notizia della scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti. Ma chi evoca “risposte immediate” e “segnali politici” su un caso giudiziario pretende una cosa sola: che la giustizia smetta di essere indipendente. E questo lo ritengo semplicemente inaccettabile.C’è un dato di fatto: il sistema svizzero è garantista. È il risultato di scelte legislative precise, culminate con l’entrata in vigore nel 2011 del Codice di procedura penale rivisto. Ma garantismo non significa voltarsi dall’altra parte», puntualizza il Consigliere di Stato leghista.
«La Svizzera vuole la “verità e giustizia” invocata dal Governo italiano più di chiunque altro, non foss’altro che la maggior parte delle vittime sono svizzere. Una verità che emergerà al termine di un percorso che ha le sue regole e le sue dinamiche. Proprio per questo, alzare il livello dello scontro con decisioni ricattatorie è una deriva pericolosa. È un modo distruttivo di gestire i rapporti fra Paesi vicini e (forse) amici. La collaborazione tra Svizzera e Italia è concreta e fruttuosa, e continuerà ad esserlo anche in futuro. Ma deve basarsi su una condizione irrinunciabile: il rispetto reciproco e in particolar modo il rispetto delle regole giudiziarie», conclude.



