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Un altro lupo in paese

L'incontro, avvenuto a Gorduno, risale alla notte tra il 7 e l'8 gennaio. L'UCP: «Nessuna criticità ma monitoraggio intensificato». Soldati non concorda: «Insistere sul monitoraggio non basta. Ormai è un problema trasversale»
Un altro lupo in paese
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Un altro lupo in paese
L'incontro, avvenuto a Gorduno, risale alla notte tra il 7 e l'8 gennaio. L'UCP: «Nessuna criticità ma monitoraggio intensificato». Soldati non concorda: «Insistere sul monitoraggio non basta. Ormai è un problema trasversale»

GORDUNO - Di nuovo il lupo. Di nuovo, nelle vicinanze di una zona abitata. Questa volta, il breve incontro, immortalato dalla fotocamera di uno smartphone, è avvenuto a Gorduno, su un tratto di strada poco distante dal campo sportivo.

Un incontro, dai “toni” cordiali, che risale, con ogni probabilità, alla notte tra il 7 e l’8 gennaio scorsi. L’auto che rallenta e si ferma a qualche metro di distanza. Le voci in sottofondo degli occupanti del veicolo che non celano una certa sorpresa, condivisa dallo stesso lupo che, visibilmente disorientato, resta in osservazione per una decina di secondi per poi "congedarsi". «Il comportamento ripreso non evidenzia elementi riconducibili a un atteggiamento aggressivo», spiega, da noi contattato, l’Ufficio della caccia e della pesca. 

«Nessuna criticità, ma…» - Nelle immagini, «l’animale appare fermo, con la coda abbassata, e disorientato, verosimilmente dalle luci della macchina e dai richiami delle persone». E «dopo una breve fase di esitazione e di valutazione della situazione, si allontana, come normalmente avviene in contesti analoghi». È un episodio «che non presenta criticità». Tuttavia, «come da prassi - conferma l’UCP -, il monitoraggio è stato intensificato».

Quello avvenuto a Gorduno è l’ultimo di una serie di episodi che, in tempi recenti, hanno visto il lupo frequentare zone abitate. Lo scorso mese di novembre, un esemplare solitario era stato ripreso nel centro abitato di Vergeletto. E non si trattava della prima volta.

Sempre restando nel 2025, si ricordano poi i casi di Arosio, nell’Alto Malcantone - dove, verbale alla mano, il lupo si era «avvicinato a una persona fino a una distanza di circa 10 metri», manifestando un «comportamento aggressivo nei confronti della stessa» - e quello di Artore, segnalato a seguito di una serie «decisamente inusuale» di predazioni. Per entrambi gli esemplari, lo ricordiamo, il Consiglio di Stato ha emesso degli ordini di abbattimento.

E proprio in questi giorni, il lupo è tornato a mostrarsi anche sui tavoli della politica cantonale. Una mozione - "Per la sicurezza dei cittadini di fronte al lupo" - chiede al governo di estendere il sistema di monitoraggio e di notifica del canide anche alla popolazione residente nei centri abitati, allargando quel canale oggi rivolto agli allevatori, per compensare «l’asimmetria informativa» che è fonte di incertezza e non favorisce una gestione «serena e condivisa» della convivenza con il predatore.

«Ormai è un problema trasversale. Ci sono persone che hanno paura» - Tornando però all'avvistamento di Gorduno, a non condividere quel «nessuna criticità» è Roberta Soldati, presidente dell'Assocazione per la Protezione del territorio dai grandi predatori. «Quel lupo non sembra avere paura. Ho vissuto la stessa esperienza nel mese di dicembre in Valle Maggia. Ha attraversato la strada, tutto tranquillo e si è voltato a guardare. È chiaro che la situazione, è questo video lo dimostra, è totalmente fuori controllo». E «insistere sul monitoraggio» non è la soluzione. «Il monitoraggio è utile laddove serve a raccogliere dati per implementare una gestione del lupo a livello cantonale, così come era stato chiesto nel piano approvato dal Gran Consiglio. Ma nel piano allestito non c’è traccia di quanto era stato approvato».

La questione del lupo in Ticino è ormai un «problema trasversale», sottolinea Soldati. Non tocca solo le aziende agricole, ma anche i patriziati e perfino le scuole. «Bisogna portare alla luce il fatto che ci sono persone che ormai hanno paura. Hanno paura anche avventurarsi nel bosco o portare a passeggio il loro cane. Ci sono scuole che non portano più gli allievi all'esterno nei boschi per delle lezioni didattiche. Hanno paura, perché se dovessero incontrare un lupo e questo dovesse attaccare un bambino, quale docente si prende poi la responsabilità di fronte ai genitori?»

Perché in Ticino il lupo continua a far discutere? - Ma come si spiega il fatto che i nostri vicini, Vallese e Grigioni, riescono a gestire il "dossier" lupo tranquillamente mentre in Ticino il tema è sempre così incendiario? Per la presidente dell'APTdaiGP è una questione di approccio «diametralmente opposto. Sono proattivi, mentre in Ticino si aspetta di vedere cosa succede». E qui si torna al già citato piano cantonale. «Si voleva fare un'analisi statistica dettagliata delle aziende di allevamento, per poter fare anche una valutazione del settore. Si chiedeva una valutazione delle misure di protezione adottate e anche di questo non c'è assolutamente nulla. Un'analisi dell'evoluzione dei branchi, anche per capire - quantitativamente - quale presenza di lupi può sopportare il nostro cantone. Quel piano è stato totalmente disatteso. Mi chiedo, bisogna aspettare la catastrofe per correggere il tiro? Avevamo tutto il tempo di prepararci perché si sapeva che la situazione si sarebbe evoluta in questo senso».

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