Il Sindaco di Crans-Montana: «Mi assumerò le mie responsabilità»

Nicolas Féraud ammette errori nella gestione della crisi dopo la tragedia al bar Le Constellation.
SION - In silenzio dalla conferenza stampa del 6 gennaio, in cui aveva rifiutato le scuse alle vittime del bar "Le Constellation", il sindaco di Crans-Montana (VS) Nicolas Féraud fa mea culpa. In un'intervista rilasciata a Keystone-ATS, si dice pronto a prendersi le sue responsabilità.
Nicolas Féraud, considera la conferenza stampa del 6 gennaio come un errore?
«L'obiettivo era quello di informare la popolazione e la stampa, che aveva legittime esigenze, mostrandoci trasparenti. Ci sembrava un buon momento per farlo, per rispetto nei confronti delle vittime. Mi rammarico di non aver chiesto scusa a nome del Comune. In un contesto emotivamente molto difficile per tutti noi, ho commesso l'errore di privilegiare la prudenza nel tentativo di gestire la parte ufficiale della conferenza stampa, piuttosto che lasciar spazio a scuse ed emozioni».
Per cinque volte giornalisti italiani hanno chiesto le sue dimissioni.
«Non è questo che mi ha disturbato. I media italiani hanno un altro modo di fare il loro lavoro rispetto a quelli svizzeri. Ciò che mi ha davvero colpito è stato quando alcuni giornalisti hanno affermato che ho accettato bustarelle. Si è messa in discussione la mia integrità, quando ho scelto di fare politica in maniera onesta».
Perché nessun membro del Comune ha partecipato alle conferenze stampa del 2 e 3 gennaio?
«Il 31 dicembre ho passato la serata in famiglia, a Londra. Durante il tempo necessario per tornare in Svizzera, la vice sindaca Nicole Bonvin Clivaz ha partecipato alla prima conferenza stampa la mattina del primo gennaio. Nel pomeriggio ero a Sion, senza ancora sapere tutto. Il 2, il Cantone mi ha detto che si sarebbe svolto semplicemente un punto della situazione "tecnico" e non ho quindi partecipato. Il 3 non ero stato informato della conferenza stampa».
Durante la celebrazione nazionale svoltasi a Martigny ha preferito restare a Crans-Montana.
«Bisognava garantire la presenza su due siti. Il Municipio ha scelto di inviare due consiglieri a Martigny. Io ho stimato che il mio posto fosse con la mia comunità, a Crans-Montana, dove diverse migliaia di persone hanno seguito la cerimonia».
Insieme alla coppia Moretti, sembra essere diventato l'uomo nel mirino delle critiche.
«Me ne rendo conto. Sono colpevole agli occhi di molta gente. Il Ministero pubblico stabilirà le responsabilità di ognuno, inclusa la mia e la affronterò. Umanamente, e senza speculare su quello che dirà la giustizia, sento il peso della responsabilità. Per il momento, non sono stato sentito. Mi assumerò ciò che dovrò assumermi se dovessi essere incolpato».
Ha ricevuto minacce?
«Ho ricevuto diverse minacce di morte. Cerco di capire queste persone, che non hanno le risposte che vorrebbero. Allo stesso tempo, al Municipio, analizziamo la questione della sicurezza dei nostri dipendenti. Numerosi collaboratori sono traumatizzati da questo dramma».
Cosa sa dei controlli effettuati negli esercizi pubblici?
«A quanto pare non abbastanza. Non ero al corrente e non mi spiego le carenze emerse dalle nostre analisi. Mi rifiuto di credere che si tratti di una situazione sistematica a Crans-Montana».
Alla struttura erano stati dati tre mesi - dopo controlli nel 2018 e 2019 - per effettuare alcuni accorgimenti in materia di sicurezza. Invano.
«Non è così chiaro. Le indagini diranno se le domande di messa in regola hanno portato o no ad azioni pratica e se qualcosa aveva a che fare col dramma che è avvenuto. I nostri responsabili sono conosciuti per essere puntigliosi. Non posso comunque giudicare il funzionamento specifico di ogni servizio e il modo di lavorare coordinato col dicastero».
Avete fatto sapere che solo 40 esercizi pubblici su 128 sono stati controllati nel 2025.
«Come detto il 6 gennaio, ci sono state delle carenze! Dal 19 gennaio, abbiamo quindi rinforzato i nostri servizi con l'assunzione di specialisti dei controlli periodici degli esercizi. La loro missione è effettuare il più rapidamente possibile tutti i controlli, al fine di rassicurare cittadini, clienti, residenti e proprietari. Andrà inoltre effettuata un'ulteriore verifica nel 2027».
In questo dossier, avete voluto che il Comune si costituisse parte civile.
«È stata una domanda fatta il 2 gennaio quando gli eventi si susseguivano. Sul momento, il Municipio ha fatto tale richiesta per essere più vicino alla comunità di Crans-Montana, colpita dal dramma».
Da un punto di vista personale, come si sente?
«Piango ogni giorno per aver perso tutte quelle persone, così giovani, e vedendo tanti feriti che soffrono ancora. Questo trauma mi rimarrà tutta la vita. La ferita è aperta e il mio cuore è spezzato. È il peggior momento della mia esistenza e resterà fino alla fine. Ho iniziato una terapia presso uno psicologo e penso che durerà a lungo. Mi sto impegnando per gestire la crisi. Fino alla fine del mio mandato, non abbandonerò la nave in piena tempesta, per rispetto del Comune e di questi luoghi. Ciò che mi fa andare avanti, è l'impegno di tutti per ritrovare un nuovo cammino verso l'avvenire».



