Rogo di Capodanno e fughe di notizie: l'inchiesta non riesce più a essere segreta

Troppe persone avrebbero un accesso illimitato e continuo agli atti secretati. Al Ministero pubblico la richiesta di maggior attenzione.
CRANS MONTANA - Anche domenica, su diversi organi di stampa - soprattutto italiani- sono apparse nuove indiscrezioni sulle indagini in corso a Crans Montana in merito al rogo di Capodanno. L’attenzione si è spostata nelle ultime ore sull’amico di Jacques Moretti che avrebbe pagato la cauzione (200.000 franchi) per farlo uscire dal carcere. Sono stati rivelati i nomi di amici dei coniugi Moretti e particolari contenuti negli atti istruttori ai quali i giornalisti non hanno accesso. Una situazione che sta originando ulteriori tensioni attorno all’inchiesta e con accuse di divulgazione di particolari coperti al momento attuale da riservatezza.
Negli scorsi giorni uno degli avvocati che rappresenta una vittima del rogo ha scritto al Ministero pubblico del Canton Vallese, sollevando critiche severe sulla gestione degli atti d’indagine, denunciando una sostanziale violazione del segreto istruttorio e il rischio concreto che materiale sensibile finisca sui media. La preoccupazione riguarda innanzitutto le modalità di accesso ai documenti dell’inchiesta. Secondo quanto si riferisce, troppe persone avrebbero un accesso illimitato e continuo agli atti, tramite un semplice link protetto da una sola password. Situazione che renderebbe di fatto illusorio il segreto delle indagini.
Da quando è successo la tragedia, i giornalisti hanno preso d’assalto i legali che tutelano le famiglie delle vittime e, in più occasioni sono state pubblicate notizie che solo gli avvocati potevano conoscere. Il sospetto di una carente riservatezza delle indagini si è rafforzato negli ultimi giorni quando un avvocato è stato contattato da giornalisti italiani che erano già a conoscenza di una sua istanza volta ad ampliare l’inchiesta non solo ai coniugi Moretti ma anche ai funzionari comunali e cantonali che dovevano occuparsi delle autorizzazioni e dei controlli a Le Constellation.
Insomma – si fa notare nella lettera dell'avvocato - serve a poco scegliere la strada del silenzio, stare lontano dai riflettori e non riferire ai giornalisti particolari dell’inchiesta, quando questi vengono poi puntualmente pubblicati dai media.
Una preoccupazione che diventa di giorno in giorno più urgente, soprattutto in vista dell’inserimento negli atti istruttori delle immagini della scena dell’incendio all’arrivo dei soccorsi e i rapporti di polizia, materiale attualmente assente nei fascicoli. Proprio per evitare ulteriori diffusioni incontrollate, il legale formula una richiesta precisa al Ministero pubblico. Qualora fotografie o materiali sensibili dovessero essere messi a disposizione delle parti – nel rispetto del Codice di procedura penale – chiede che venga allestita una “data room” fisica a Sion, dove gli atti possano essere consultati senza possibilità di farne copie. L’obiettivo è limitare il rischio che immagini particolarmente delicate finiscano sui media.
Il timore espresso nella lettera è esplicito: se i media nazionali potrebbero mostrare una certa cautela, non si puo’ dire lo stesso dei media stranieri. Un’eventualità che, secondo il legale, potrebbe ledere gravemente la dignità delle vittime e dei loro familiari.



