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Corona non può più pubblicare nulla su Signorini

Dovrà rimuovere tutto il materiale e non potrà pubblicarne di nuovo. Pena: una penale di 2mila euro al giorno
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Corona non può più pubblicare nulla su Signorini
Dovrà rimuovere tutto il materiale e non potrà pubblicarne di nuovo. Pena: una penale di 2mila euro al giorno

ROMA - Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato da Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona, imponendo a quest’ultimo una serie di misure immediate e restrittive. L’azione legale, promossa dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, mirava a fermare la diffusione online di contenuti ritenuti diffamatori e lesivi della reputazione, dell’immagine e della sfera privata del giornalista e conduttore televisivo.

Il giudice della prima sezione civile, Roberto Pertile, dopo l’udienza della scorsa settimana, ha emesso un’ordinanza con cui ordina a Corona di rimuovere senza indugio da qualsiasi piattaforma, social network o servizio di hosting, direttamente o indirettamente riconducibile a lui, tutti i video e i materiali – testuali, audio o audiovisivi – riguardanti Signorini. Inoltre, gli viene vietato in modo esplicito di pubblicare o diffondere in futuro qualunque ulteriore contenuto che possa arrecare danno, anche indiretto, alla reputazione, all’immagine o alla riservatezza del ricorrente.

L’ordinanza prevede anche l’obbligo per Corona di depositare presso la cancelleria del Tribunale, entro due giorni, tutta la documentazione in suo possesso relativa alla vita privata di Signorini, comprese immagini, dati personali e in particolare le conversazioni e le chat. Sul piano economico, Corona è stato condannato al pagamento delle spese processuali, quantificate in 286 euro, oltre a 9.000 euro per i compensi professionali dei legali. È stata inoltre stabilita una penale di 2.000 euro al giorno per ogni eventuale violazione delle disposizioni imposte.

Gli avvocati di Signorini hanno espresso piena soddisfazione per la decisione, sottolineando come il Tribunale abbia bloccato ogni ulteriore diffusione di contenuti offensivi e ordinato la loro immediata rimozione da tutte le piattaforme digitali. Secondo i legali, il provvedimento rappresenta un passaggio di grande importanza perché riafferma un principio essenziale: la libertà di espressione non può mai giustificare la diffamazione né trasformarsi in una gogna mediatica, soprattutto nell’ambiente digitale e sui social network. La tutela della dignità, della reputazione e della vita privata resta dunque un limite invalicabile, e la rete non può essere considerata una zona priva di regole.

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