Svizzera sovrana: basta ricatti da chi non sa governare casa propria

Massimiliano Robbiani, Lega dei Ticinesi
Passerò notti insonni, certo, tormentato dall’idea che l’Italia non faccia rientrare il proprio ambasciatore finché la Svizzera non si deciderà a mettersi in ginocchio. Un’attesa vana: noi non siamo disposti a subire i diktat di Roma, né a sacrificare la nostra dignità sull'altare di un’arroganza diplomatica che non ha basi solide.
Sarebbe opportuno che certi "maestri di diritto" guardassero finalmente in casa propria, dove le ferite aperte sanguinano ancora. Risolvano prima le troppe stragi rimaste senza colpevoli e assicurino alla giustizia i protagonisti di quegli orrori che ancora oggi circolano a piede libero. Dimostrino efficienza mettendo in atto decreti di espulsione seri e immediati, invece di permettere a individui pericolosi di girovagare per il territorio a violentare e uccidere donne. È scandaloso che chi non riesce a garantire la sicurezza minima ai propri cittadini pretenda di venire a dettar legge e dare lezioni di moralità oltre confine.
La Svizzera non deve cedere a ricatti meschini, né dall’Italia né da nessun’altra nazione che scambia la cooperazione per sottomissione. Non è il momento di "calare le braghe", ma di mostrare i muscoli e la nostra indipendenza. Dobbiamo ribadire con forza una verità che molti preferiscono ignorare: noi non abbiamo bisogno dell’Italia per sopravvivere. È vero l'esatto contrario.
È l’Italia a dipendere da noi; è il loro sistema a beneficiare quotidianamente della nostra economia, che dà lavoro e dignità a migliaia di loro cittadini. Senza il mercato del lavoro svizzero, intere regioni di confine sprofonderebbero nella disoccupazione e nel caos sociale. Prima di alzare la voce, si ricordino chi è che tiene in piedi la loro economia locale. La cortesia diplomatica è un dovere, ma la nostra sovranità non è in vendita.



