Il deficit che non c’è più: la nuova arma della Svizzera contro i dazi

Trump sorpreso dal surplus commerciale USA con la Svizzera, trainato dal boom temporaneo dell’oro.
Trump sorpreso dal surplus commerciale USA con la Svizzera, trainato dal boom temporaneo dell’oro.
BERNA - La Camera di commercio svizzera aveva già raccolto, un anno fa, dati sugli investimenti che le imprese elvetiche prevedevano di realizzare negli Stati Uniti.
La delegazione degli amministratori delegati - Su questa base è stato costruito il pacchetto di investimenti presentato a Donald Trump lo scorso novembre nello Studio Ovale da una delegazione di amministratori delegati svizzeri, guidata dal cofondatore di Partners Group, Alfred Gantner.
L'accordo - Successivamente, la Confederazione ha raggiunto un accordo con Washington nella disputa sui dazi: le aziende svizzere si sono impegnate a investire almeno 200 miliardi di franchi negli Stati Uniti nell’arco di cinque anni. In cambio, dal 15 novembre, l’amministrazione Trump ha ridotto al 15 per cento i dazi punitivi sulle merci svizzere, dopo che da agosto era in vigore un’imposta aggiuntiva del 39 per cento.
La sorpresa - Se Berna riuscirà a presentare già nel 2026 un elenco di investimenti vincolanti, l’accoglienza da parte americana dovrebbe essere positiva. Tuttavia, la Svizzera dispone anche di un secondo elemento a suo favore: il commercio bilaterale.
Avanzo di quasi nove miliardi - Lo scrive la NZZ am Sonntag. Quando Trump ha criticato la Svizzera al WEF mercoledì scorso, ha più volte citato il «grande deficit» commerciale degli Stati Uniti, pari a 41 miliardi di dollari. Tuttavia, i dati più recenti del Dipartimento del Commercio americano mostrano un cambio di rotta inatteso: nell’ottobre scorso la bilancia commerciale ha registrato un surplus di 8,8 miliardi di dollari a favore degli Stati Uniti, con un saldo già positivo anche nei mesi di agosto e settembre.
L'incontro al WEF - Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha presentato queste cifre a Trump durante un incontro a margine del WEF. Secondo Parmelin, il presidente americano avrebbe reagito con sorpresa, chiedendo conferma al suo rappresentante per il commercio, Jamieson Greer, ma giudicando la notizia in modo positivo.
I motivi - Il ribaltamento del saldo è dovuto a due fattori principali: da un lato, la diminuzione delle esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti a partire da agosto, causata dagli elevati dazi; dall’altro, il ruolo dell’oro. L’aumento del surplus americano tra settembre e ottobre è stato «in gran parte legato al commercio dell’oro», spiega la Segreteria di Stato dell’economia.
Le previsioni - Secondo Christoph Wild, presidente dell’Associazione svizzera dei metalli preziosi, si è trattato però di un’anomalia temporanea. L’incertezza iniziale su eventuali dazi sull’oro aveva spinto la domanda americana, poi rientrata una volta esclusa questa ipotesi. Wild sottolinea che il settore non ha adottato misure specifiche per influenzare i flussi e ritiene che, salvo eventi eccezionali, il saldo tornerà a essere equilibrato.




