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Chiede il sussidio per l'auto elettrica, il Comune dice no: «Statuto S non significa domiciliato»

La “doccia fredda” di una cittadina ucraina che da anni vive e lavora in Ticino: «È come trovarsi in un limbo, le cose devono cambiare».
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Chiede il sussidio per l'auto elettrica, il Comune dice no: «Statuto S non significa domiciliato»
La “doccia fredda” di una cittadina ucraina che da anni vive e lavora in Ticino: «È come trovarsi in un limbo, le cose devono cambiare».

SAVOSA - In Ticino già dall'inizio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022, E.* non si è certo risparmiata, iniziando praticamente da subito a lavorare come giurista, attiva sul territorio anche in assistenza di cittadine e cittadini ucraini, come lei.

Integrata, umanamente e professionalmente, riceve però una “doccia fredda” al momento della richiesta di un sussidio per l'acquisto di un'auto elettrica presso il suo comune di residenza, situato nel Luganese.

La motivazione, riportano le autorità prima una mail e poi una lettera ufficiale arrivata nella sua buca delle lettere proprio in questi giorni, è categorica: «Permesso S non significa essere domiciliati». La richiesta di sussidio, pari a 3'000 franchi, le è stata quindi negata.

Questa decisione è giunta «considerato che il permesso di domicilio venga attribuito con il Permesso C» e «valutato che la scheda informativa “statuto di protezione S” indichi che dopo un minimo di 5 anni i titolari di un permesso S ottengono un permesso di dimora B».

Insomma, secondo le autorità comunali - che citano come fonti le informazioni della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e l'Ordinanza sull'asilo relativa a questioni procedurali (Oasi 1) - «il permesso S conferisce solo il diritto di soggiorno».

E*, però, non ci sta: «Vedo quotidianamente, anche per lavoro, come le persone con lo Statuto S per diverse cose effettivamente si trovino in un limbo che le rende vulnerabili e impotenti, e non è giusto. C'è chi, come me, vive qui, lavora qui e paga le tasse da tanti anni ma ha meno diritti persino di un lavoratore stagionale straniero, ad esempio».

A tanti anni dall'aggressione russa, e dopo le ripetute proroghe dello Statuto da parte di Berna, la misura d'emergenza - secondo lei - comincerebbe a mostrare tutti i suoi limiti.

La volontà è quindi quella di portare tutto davanti al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), possibilmente per creare un precedente che faccia giurisprudenza, e non solo in Ticino: «Le cose devono cambiare», conclude, «non si può fare di tutta l'erba un fascio».

*nome noto alla redazione

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