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«Sempre in due, io su due zampe, lui su quattro»

Cinzia vive a Caslano ed è cieca. Ad aiutarla ogni giorno c’è però il suo amato cane guida Jambo.
«Sempre in due, io su due zampe, lui su quattro»
Davide Giordano tio/20min
«Sempre in due, io su due zampe, lui su quattro»
Cinzia vive a Caslano ed è cieca. Ad aiutarla ogni giorno c’è però il suo amato cane guida Jambo.

MAGLIASO - «Se voglio fare una passeggiata non devo aspettare nessuno, prendo il mio cagnone e andiamo insieme». A dircelo è Cinzia Marisa, una 50enne di Caslano affetta da cecità praticamente da sempre. 

«Ho una malattia genetica che si chiama retinite pigmentosa», spiega. «Mi è stata diagnosticata all’età di tre anni e si è sviluppata subito in maniera molto forte. È una malattia progressiva che col passare degli anni porta a non vedere più niente. Ad oggi percepisco solo la luce forte, il resto è un chiaroscuro indefinito». 

«Ci diamo man forte» - Al fianco di Cinzia, in ogni momento, c’è però il suo cane guida Jambo. «Averlo per me significa libertà. Mi permette di muovermi con più facilità rispetto al bastone e mi fa sentire più sicura. Poi naturalmente c’è il discorso della compagnia: siamo sempre in due, una su due zampe e uno su quattro, e ci diamo man forte nelle situazioni più difficili». 

Cinzia ha già molta esperienza in questo senso: Jambo, che è con lei da tre mesi, è suo il terzo cane guida. «Il primo, Nadine, è stato con me per 12 anni, e il secondo, Unica, per 11». 

Certo, il cane guida non è la soluzione a tutto. «Le difficoltà maggiori sono legate agli spostamenti in un posto nuovo, perché comportano percorsi nuovi», sottolinea. «Il cane guida fa il suo lavoro anche in luoghi in cui non è mai stato, evitando gli ostacoli e fermandosi alle strisce pedonali, ma se io non so dove andare lui non può aiutarmi. È difficile, quindi, che io riesca a muovermi da sola in un posto che non conosco». 

«Non volevano farci entrare» - Oltre agli ostacoli architettonici, però, tocca superare anche quelli sociali. «A volte mi sento discriminata», ci racconta Cinzia. «Succede sempre meno per fortuna, perché la gente riconosce sempre di più i ciechi e gli ipovedenti, però ogni tanto capita ancora. Nei supermercati, ad esempio, a volte non notano che il mio non è un cane “normale”, ma un cane guida, e mi viene detto che non posso entrare. In passato, inoltre, mi è successo di dover battagliare per entrare al cinema, nonostante di principio il cane guida possa accompagnare il suo padrone ovunque. Purtroppo in quel caso abbiamo dovuto metterla giù dura per poter entrare….e questo naturalmente fa star male». 

Già, perché i cani guida non sono cani “qualunque” e la loro istruzione è lunga e accurata. Nel nostro cantone si svolge a Magliaso, presso la sede ticinese della Fondazione romanda cani guida per ciechi. 

«La formazione inizia quando il cane ha tra i 15 e i 18 mesi», ci spiega l’istruttore Michele Marzocca. «Come metodo di insegnamento utilizziamo il rinforzo positivo e come strumento abbiamo il clicker, una scatoletta metallica provvista di linguetta che produce un suono tipo “click-clack”. Con questo suono andiamo a sottolineare l’ultimo comportamento del cane, quello corretto, che andiamo poi a ricompensare con delle crocchette». 

«I labrador? Socievoli, gentili e flessibili» - Al momento a Magliaso sono in formazione sei cani, tutti labrador. «Selezioniamo unicamente questa razza perché ha le caratteristiche ideali per la guida. La taglia è quella giusta e i labrador sono molto socievoli e gentili sia con le persone che con i loro simili. Hanno inoltre una grande capacità di adattarsi ai cambiamenti, che in questo percorso non mancano e sanno essere pazienti e tranquilli quando il contesto lo richiede e forti ed energici quando è il momento di uscire e accompagnare la persona». 

I cani guida, spiega Marzocca, hanno un impatto molto positivo sulla vita della persona cieca o ipovedente. «Il cane non ti dice mai di no e permette di raggiungere una certa indipendenza». La dimensione sociale, inoltre, è tutt’altro che trascurabile: «Mi ricorderò sempre quello che ci ha raccontato un nostro cliente. Ogni mattina lui prende lo stesso bus per andare al lavoro. Prima di avere il cane si spostava con l’aiuto del bastone e si era convinto che quel bus fosse sempre vuoto o semivuoto. Solo dopo che ha preso il cane si è reso conto che in realtà quel bus è sempre pieno di gente…perché le persone hanno iniziato ad avvicinarsi e a parlargli». 

Due esami da superare - Ma come avviene la trasformazione da semplice cucciolo a cane guida? «Tutti i cani che arrivano a formarsi qui a Magliaso vengono dall’allevamento della Fondazione romanda cani per ciechi, che ha sede in canton Vaud», chiarisce Marzocca. Il 40% di loro, però, non diventa cane guida: «Occorre superare la formazione, e non è così semplice». 

Già, perché al termine del programma, che dura tra gli otto e i nove mesi, il cane deve superare un esame. «L’assicurazione invalidità ci manda un esperto e andiamo in città completamente bendati, guidati dal cane. Bisogna dimostrare che il cane è ormai un cane guida a tutti gli effetti», sottolinea Marzocca. Dopo sei mesi dall’abbinamento con la persona cieca o ipovedente, inoltre, si svolge un ulteriore test. 

L’invalidità, in compenso, si fa carico del 25-30% delle spese della Fondazione (il resto è frutto di donazioni) e, una volta effettuato l’abbinamento tra cane e proprietario, sostiene tutti i costi di mantenimento con un sussidio mensile che copre cibo, materiale essenziale e spese veterinarie. 

Una meritata pensione - Ma cosa succede quando il cane guida invecchia, si ammala e non è più performante come dovrebbe? «A quel punto viene pensionato e abbiamo fissato un limite massimo di età di 12 anni. Anche in questo caso noi della Fondazione siamo di supporto e ci occupiamo di trovare una famiglia adottante perché il cane possa passare i suoi ultimi anni in tranquillità. Spesso, comunque, le famiglie decidono di tenere il cane come semplice animale da compagnia, affiancandolo magari a un nuovo cane guida», conclude Marzocca. 

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